Sicurezza sul lavoro, l’allarme della UIL: in Lombardia crescono gli infortuni. A Varese 7 morti in sei mesi

Sicurezza sul lavoro, l’allarme della UIL: in Lombardia crescono gli infortuni. A Varese 7 morti in sei mesi
Nel primo semestre 2026 gli infortuni sul territorio varesino aumentano del 6% e i casi mortali passano da 2 a 7. La UIL: «Servono più prevenzione, formazione e controlli. Obiettivo: Zero Morti sul Lavoro»

I dati INAIL relativi al primo semestre 2026, rielaborati nel secondo Rapporto mensile dalla UIL Lombardia, restituiscono un quadro sempre più preoccupante sul fronte della sicurezza nei luoghi di lavoro. In Lombardia le denunce di infortunio hanno superato quota 60mila, raggiungendo 60.532 casi, con un aumento del 6,9% rispetto allo stesso periodo del 2025. Un incremento superiore alla media nazionale e che coinvolge tutte le province lombarde.

A guidare la crescita sono Pavia, con un +12,4%, Monza e Brianza (+10,1%) e Bergamo (+7,8%). Milano, con oltre 20mila denunce, concentra da sola circa un terzo degli infortuni registrati sull’intero territorio regionale.

Particolarmente significativo è anche il dato relativo alle malattie professionali, che in Lombardia crescono dell’11,8%, arrivando a sfiorare quota 2.900 denunce. A preoccupare è soprattutto l’aumento delle patologie muscolo-scheletriche e, in maniera ancora più marcata, quello dei disturbi psichici e comportamentali, che registrano un incremento del 73,7%.

Sul fronte degli infortuni mortali, nei primi sei mesi dell’anno le denunce sono state 75. Un bilancio drammatico, equivalente a una vittima ogni 2,4 giorni. Il lieve scostamento rispetto allo stesso periodo del 2025 non può essere considerato un segnale di miglioramento strutturale, soprattutto alla luce della crescita complessiva degli infortuni e delle malattie professionali.

Il fenomeno coinvolge inoltre in modo significativo le fasce più fragili del mondo del lavoro. Le denunce di infortunio tra i lavoratori nati fuori dall’Unione Europea aumentano del 10,6%, mentre quelle riferite agli studenti raggiungono circa 12.600 casi, facendo della Lombardia la regione con il maggior numero di denunce in questo ambito e rappresentando il 24% del totale nazionale.

Varese, infortuni in aumento e sette denunce mortali

Il quadro regionale trova una conferma particolarmente allarmante nel territorio di Varese. Nei primi sei mesi del 2026 le denunce di infortunio sono state 5.355, con un incremento del 6,0% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Ancora più grave è il dato relativo agli infortuni mortali: le denunce passano infatti da 2 a 7. Un aumento che impone, secondo la UIL, di mantenere altissima l’attenzione e di rafforzare immediatamente le politiche di prevenzione.

«I dati del primo semestre 2026 sul territorio di Varese mostrano un aumento degli infortuni del +6,0%, con 5.355 denunce registrate», commenta il coordinatore UIL Antonio Massafra. «Preoccupa in particolar modo il dato relativo alle denunce mortali, che salgono a 7 casi rispetto ai 2 dello stesso periodo dell’anno precedente. Si osserva al contempo un lieve calo delle malattie professionali (-2,3%, pari a 170 denunce), ma la guardia deve rimanere altissima. Questi numeri confermano la necessità urgente di rafforzare la prevenzione, la formazione e i controlli per tutelare la vita e la salute di lavoratrici e lavoratori».

Sarti: «La sicurezza non può essere governata per emergenze»

Per la UIL Lombardia, i numeri dimostrano che non è più sufficiente intervenire dopo gli incidenti. Occorre costruire una strategia strutturale di prevenzione capace di coinvolgere l’intera organizzazione del lavoro, dalle imprese alle filiere produttive, dagli appalti alla formazione.

«I dati del primo semestre confermano che in Lombardia la sicurezza non può essere governata per emergenze», evidenzia il Segretario Confederale UIL Lombardia Vittorio Sarti. «Gli infortuni aumentano in tutte le province, le malattie professionali crescono a doppia cifra e settantacinque denunce mortali in sei mesi restano una ferita inaccettabile. Il lieve calo cumulato dei mortali non deve diventare un alibi».

Particolare attenzione, secondo Sarti, deve essere riservata alle condizioni dei lavoratori nati fuori dall’Unione Europea, alla crescita delle patologie psichiche e all’elevato numero di denunce che coinvolgono gli studenti.

«La prevenzione deve seguire le filiere, soprattutto negli appalti e subappalti, ed entrare nelle politiche industriali, negli investimenti pubblici e nella contrattazione», aggiunge Sarti. «Chiediamo il pieno coinvolgimento di RLS e RLST, implementando i controlli e puntando sulla prevenzione».

Prevenzione di filiera e più controlli nei settori a rischio

La UIL Lombardia ribadisce quindi la necessità di superare gli interventi frammentari e di costruire una vera prevenzione di filiera, con particolare attenzione ai comparti maggiormente esposti: trasporti, logistica, manifattura, costruzioni e sanità.

Tra le priorità indicate dal sindacato ci sono il rafforzamento dei controlli da parte degli organi di vigilanza, una maggiore attenzione all’organizzazione del lavoro e ai carichi psicosociali e una formazione realmente accessibile e comprensibile per tutti i lavoratori.

L’obiettivo è intervenire sulle cause degli infortuni prima che si trasformino in tragedie, assicurando che la sicurezza diventi parte integrante dell’organizzazione del lavoro e non una misura da adottare soltanto dopo un incidente.

Albrizio: «La vita delle persone sopra ogni cosa»

Sul tema interviene anche il Segretario Generale UIL Lombardia Antonio Albrizio, che richiama la necessità di affrontare la sicurezza in una prospettiva complessiva, che comprenda anche le aggressioni ai lavoratori impegnati nei servizi di frontline.

«I dati sugli infortuni e sulle malattie professionali confermano che la sicurezza nei luoghi di lavoro deve essere affrontata a 360 gradi», sottolinea Albrizio. «Non dobbiamo infatti dimenticare che in Lombardia assistiamo a una recrudescenza inaccettabile di infortuni e a un crescendo di aggressioni, fisiche e verbali, ai danni di lavoratori impegnati nel frontline».

«La vita delle persone sopra ogni cosa», ribadisce il Segretario Generale. «Non si tratta solo di rispettare le norme sulla prevenzione degli incidenti, ma di tutelare l’incolumità fisica e la dignità delle persone in ogni contesto lavorativo».

Da qui la richiesta di un impegno coordinato da parte delle istituzioni, attraverso il potenziamento dei controlli, presidi di protezione più efficaci e una nuova cultura del rispetto e del lavoro sicuro.

«Serve un piano regionale interistituzionale con obiettivi misurabili, organici stabili nei servizi PSAL delle ATS e nell’Ispettorato, attraverso una banca dati condivisa e una maggiore trasparenza sui risultati della vigilanza», conclude Albrizio.

Per la UIL Lombardia, la direzione deve essere chiara: trasformare la sicurezza da risposta all’emergenza a priorità permanente delle politiche del lavoro, della produzione e degli investimenti. Un obiettivo sintetizzato in una richiesta precisa: Zero Morti sul Lavoro.

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