Sabatini avverte la Pro Patria: «Ho bisogno di agilità e velocità»

Sabatini avverte la Pro Patria: «Ho bisogno di agilità e velocità»
Il consulente biancoblù racconta il ritorno romantico nella squadra in cui concluse la carriera, ma non nasconde il proprio disagio: vuole maggiore libertà per costruire a Busto un laboratorio calcistico.

BUSTO ARSIZIO – Il ritorno di Walter Sabatini alla Pro Patria doveva rappresentare l’inizio di una nuova fase per il club biancoblù. L’esperienza, la competenza e la capacità di scoprire talenti dell’ex dirigente di Lazio, Roma, Inter, Bologna e Salernitana sono state individuate dalla nuova proprietà come risorse preziose per rilanciare una squadra reduce da stagioni difficili.

Ora, però, dalle parole dello stesso Sabatini emerge qualche scricchiolio. Intervistato sul Corriere della Sera dalla giornalista bustocca Monica Colombo, il consulente della Pro Patria ha manifestato apertamente il proprio disagio per un contesto che, almeno finora, non gli avrebbe consentito di lavorare con l’agilità desiderata.

Il ritorno alla squadra in cui smise di giocare

Il legame tra Sabatini e la Pro Patria risale a oltre quarant’anni fa. Fu proprio allo stadio Speroni che il dirigente umbro concluse la propria carriera da calciatore. Tornare a occuparsi dei Tigrotti rappresenta quindi una scelta professionale, ma anche profondamente personale.

Sabatini ha definito il ritorno a Busto una decisione romantica, quasi una ripartenza dalla casella iniziale. Una sorta di rinascita calcistica, affrontata con l’entusiasmo dei primi anni da dirigente e con il desiderio di mettere la propria esperienza al servizio del club.

Il disagio e la richiesta di maggiore libertà

Il passaggio destinato a fare discutere riguarda però il funzionamento interno della società. Sabatini ha spiegato di incontrare difficoltà in un ambiente che non asseconderebbe pienamente il suo metodo, fondato sulla rapidità delle decisioni e sulla libertà d’intervento.

Parole che non equivalgono a un addio, ma che rappresentano un messaggio piuttosto chiaro alla dirigenza. Sabatini non intende limitarsi a osservare o a offrire consigli occasionali: vorrebbe incidere maggiormente sulle scelte, intervenire sulla costruzione della squadra e sviluppare un autentico progetto tecnico.

Il sogno di un laboratorio calcistico a Busto

L’ambizione dichiarata è quella di creare alla Pro Patria un vero laboratorio calcistico: un ambiente nel quale individuare e valorizzare giovani talenti, sperimentare idee e costruire un’identità riconoscibile.

Al momento Sabatini segue il lavoro soprattutto dalla propria casa di Roma. Riceve i filmati degli allenamenti e delle partite e mantiene i contatti con giocatori e dirigenti. La presenza a distanza, legata anche alle sue condizioni di salute, potrebbe però rendere più difficile esercitare quell’influenza quotidiana alla quale è abituato.

La Pro Patria ha scelto un dirigente dal curriculum e dalla personalità ingombranti proprio per beneficiare delle sue intuizioni. La questione, adesso, è capire quanto spazio la società sia realmente disposta a concedergli. Perché affidarsi a Walter Sabatini significa inevitabilmente accettarne anche il metodo, i tempi e la volontà di incidere.

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