Roma, 20 feb. (Apcom) – “Rispetto la sua decisione, come lui
rispettò la mia quando mi dimisi da presidente del Consiglio.
Tuttavia avrei preferito che si arrivasse a discutere tutti
insieme in un congresso, senza questo trauma. Non c’è nulla di
personale tra me e Veltroni. Le mie sono state osservazioni
politiche. Umanamente sono vicino a Walter, e gliel’ho anche
fatto sapere”. Così il democratico Massimo D’Alema commenta, in
una intervista a Repubblica, le dimissioni di Walter Veltroni da
segretario del Pd.
D’Alema era assente alla conferenza stampa di addio di Veltroni
ma, spiega, se fosse stato presente “avreste scritto ‘ecco
D’Alema è venuto a godersi la fine del suo nemico’. Qualunque
cosa avessi fatto non avevo scampo”. D’Alema riconosce a Veltroni
“una profonda autenticità di ispirazione” e giura “che non è un
fatto vero che litighiamo da vent’anni”.
Gli elettori chiedono che la classe dirigente del Pd vada a casa? “Io – risponde D’Alema – me ne sono già andato da un pezzo. Da quando il Pd è nato non faccio parte di alcuna struttura dirigente. Non ho alcun incarico, nessuna poltrona da difendere”. “Se la richiesta è quella di uscire dagli organismi dirigenti del partito, rispondo
‘già fatto’ – continua l’ex presidente dei Ds -. Se invece la richiesta è quella di tacere, allora no, mi dispiace, a questo diritto, che come cittadino e come iscritto a quel partito mi riconosce persino la Costituzione, non intendo rinunciare. Spero solo che ora si creino le condizioni per una migliore collaborazione, e si possa finalmente cominciare a lavorare insieme”.
Vep
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