Studio Usa: il mondo rischia di rimanere senza acqua


Roma, 22 gen. (Apcom)
– Il mondo rischia di rimanere senza acqua.
E’ l’allarme lanciato dal rapporto annuale del Pacific Institute
della Califoria, in cui gli ambientalisti usano per la prima
volta l’espressione ‘peak water’, già utilizzata per il petrolio,
a indicare il punto in cui il mondo è chiamato a confrontarsi con
i limiti imposti dalla natura a qualcosa considerato finora
virtualmente infinito.

C’è tanta acqua nel pianeta – sottolinea il direttore
dell’Istituto, Peter Gleick – ma stiamo per fare i conti con una
crisi per il venir meno di acqua gestita in maniera sostenibile.
Gli uomini usano già il 50% di tutti i flussi di acqua
accessibili e rinnovabili, e nonostante questo miliardi di
persone non hanno ancora accesso ai servizi idrici di base”.

Gli studiosi temono che l’acqua possa diventare motivo di scontri e di guerra. Dan Smith, Segretario generale dell’organizzazione britannica di peacebuilding Alert, ha dichiarato al Times: “L’acqua è l’elemento essenziale della vita. La sua disponibilità e la sua qualità sono fondamentali per tutte le società, soprattutto per

l’agricoltura a la salute. Ci sono luoghi, l’Africa occidentale, il sistema dei fiumi Gange-Brahmaputra in Nepal, il Bangladesh e l’India e il Perù tra 10 anni, dove grandi cambiamenti dei fiumi pongono un alto rischio di conflitti violenti. La buona gestione dell’acqua fa parte dell’azione di peacebuilding”.

Un geografo dell’Università di Hong Kong, David Zhang, ha
analizzato 8.000 conflitti nell’arco di 500 anni ed è giunto alla
conclusione che la carenza di acqua abbia avuto un ruolo
determinate come catalizzatore, più di quanto supposto finora.
“Siamo in stato di allerta – ha detto al quotidiano britannico –
perchè questo ci dice che la carenza di risorse è la principale
causa di guerra. Gli uomini si scontreranno di certo questa
questione”.

Stando alle stime Onu, oggi più di un terzo della popolazione
mondiale non ha accesso all’acqua; entro il 2020 l’uso di acqua
dovrebbe aumentare del 40% rispetto ai livelli attuali ed entro
il 2025 due persone su tre potrebbero vivere in condizioni di
“stress da acqua”.

Cep

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