Social card sempre più crudeleE i varesini restano a secco

VARESE Stando ai numeri ufficiali forniti dall’Inps la beffa della social card a Varese è più crudele che altrove dato che qui sono state distribuite pochissime tessere e tra queste è molto alta la percentuale di quelle rimaste vuote.A denunciarlo è il segretario provinciale dello Spi-Cgil Florindo Riatti: «Sappiamo benissimo che la situazione di disagio sociale anche nel nostro territorio è molto diversa e per rispondere alle esigenze dei più deboli sarebbero necessari ben altri interventi da parte del governo – scrive in una nota – in provincia di Varese il disagio c’è, e in alcuni casi è anche forte, ma non viene intercettato e i bisogni primari non trovano risposta». Non serve neppure fare i conti perché il divario tra le cifre è così evidente da balzare subito agli occhi. Riguardo alla distribuzione ad esempio già il dato assoluto è emblematico: «Tremonti parlava di un milione e trecento mila aventi diritto, ma le card attivate sono poco più di 420 mila, vale a dire un terzo del previsto», spiega Riatti. E nella situazione generale al nord è andata peggio rispetto alle regioni

del sud se si considera che da sole Campania Sicilia e Puglia si sono aggiudicate il 58% delle tessere effettivamente attivate dal Ministero mentre Lombardia e Piemonte assieme contano in tutto circa 37 mila social card, vale a dire meno del 9% rispetto alla cifra nazionale.E a Varese i numeri sono particolarmente scoraggianti: in tutto il territorio provinciale sono state consegnate solo 2 mila e 263 tessere, contro una stima iniziale che si aggirava attorno ai quindicimila aventi diritto, di cui 8 mila sono solo i pensionati che devono riuscire a tirare fino alla fine del mese con la minima. E come se non bastasse, beffa della beffe, di queste poche card rilasciate ai cittadini economicamente più deboli sono state poi caricate dei famosi 40 euro mensili solo 1676, vale a dire appena tre ogni quattro. E almeno in questa percentuale Varese risulta nella media nazionale, ma certo non è una consolazione. Tra le ragioni del mancato accredito soprattutto lo sforamento dei limiti di reddito richiesti per beneficiare della tessera, cioè non più di 6 mila euro l’anno secondo l’indicatore Isee.

s.bartolini

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