Roma, 26 feb. (Apcom) – Archiviazione del procedimento e
distruzione di tutte le intercettazioni. La Procura di Roma
chiede di poter scrivere la parola fine sulla vicenda che ha
coinvolto il premier Silvio Berlusconi e l’ex direttore di Rai
Fiction, Agostino Saccà, in merito a presunte raccomandazioni di
alcune attrici da collocare nelle produzioni di sceneggiati del
servizio pubblico. Non c’è “certezza dell’esistenza di un ‘do ut
des”, è la motivazione dei pm: nessuna prova, cioè, di un accordo
corruttivo tra il presidente del Consiglio e il manager.
Lo stretto legame tra l’onorevole Berlusconi e il Saccà, che
emerge con evidenza dall’attività investigativa espletata era
tale da consentire al primo di effettuare ‘segnalazioni’ al
secondo senza dover promettere od offrire nulla in cambio”,
osservano i magistrati, secondo cui “in un rapporto
interpersonale risalente nel tempo e caratterizzato dall’aver
rivestito ambedue molteplici e diversi ruoli pubblici, non appare
possibile affermare con fondatezza che la condotta del Saccà sia
stata determinata, anche solo in parte, dalla generica ‘promessa’
fatta dall’onorevole Berlusconi nella telefonata del luglio
2007”. Senza contare che gli inquirenti dimostrano che Saccà “non
rivestiva al momento dei fatti la qualità di incaricato di
pubblico servizio”.
I pm chiedono poi la distruzione di tutte le intercettazioni relative al caso, effettuate su richiesta della Procura di Napoli, spiegando che “le conversazioni appaiono irrilevanti” e c’è la “necessità di assicurare il massimo della tutela possibile alla riservatezza dei soggetti coinvolti”. Una richiesta che legittima i sospetti, secondo l’Idv: “A pensar male si fa peccato ma qualche volta ci si
azzecca. Lecito, quindi, domandarsi oggi se ci sia un qualche legame tra la decisione del Governo di allentare la stretta sulle intercettazioni e la richiesta della Procura di Roma di archiviare l’indagine su Saccà-Berlusconi e di distruggere le intercettazioni”, osserva il deputato Fabio Evangelisti. Di tutt’altro avviso il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri: “E’ l’esempio dell’abuso di questo strumento di indagine”.
Quello di ieri potrebbe quindi essere l’ultimo atto di una
vicenda giudiziaria avviata nel 2007 dalla Procura di Napoli.
L’accusa, per l’allora dirigente Rai, era quella di aver compiuto
in concorso con il premier atti contrari ai suoi doveri
d’ufficio. Su queste basi, e sulle intercettazioni, i due
indagati saranno rinviati a giudizio (l’ipotesi di reato era la
corruzione). A luglio 2008 l’inchiesta viene spostata a Roma.
Contemporanenamente, Viale Mazzini avvia un procedimento
disciplinare a carico di Saccà, decidendone la sospensione
cautelare: dalle intercettazioni risultava infatti che il
dirigente lavorava alla realizzazione di un centro di produzione
di fatto concorrente alla Rai. La sospensione viene impugnata da
Saccà davanti al Tar, che ne ordina il reintegro, salvo poi esser
confermata dal giudice del lavoro, che dà ragione al vertice di
Viale Mazzini. Sempre a luglio il cda boccia la proposta di
licenziamento del dirigente avanzata dal dg Cappon (sulla base
della relazione della commissione interna e con il sostegno di
Petruccioli), mentre dà il via libera al suo trasferimento alla
direzione commerciale.
L’epilogo della vicenda potrebbe pesare anche sui prossimi,
decisivi passi da compiere per completare il vertice di Viale
Mazzini. Petruccioli, in corsa per una conferma alla guida del
Cda, si attirò non poche antipatie dal centrodestra per la
nettezza delle sue posizioni contro Saccà. Ed è certo che chi
nella maggioranza rema contro una conferma dell’ex senatore ds
alla presidenza si avvale della ‘carta’ Saccà, su cui pare il
premier sia molto sensibile. Tuttavia, non è detto che la notizia
di oggi riesca davvero a spostare l’ago della bilancia.
Franceschini sonderà nelle prossime ore, forse già domani, i
commissari della Vigilanza. Il segretario democratico è alla
ricerca di un identikit o, per lo meno, di una rosa di nomi da
offrire alla maggioranza. Al momento, la candidatura di
Petruccioli è ancora sul tavolo. Così come quella di Pietro
Calabrese, Andrea Manzella, Fabiano Fabiani. Sembrerebbe invece
ormai tramontata l’ipotesi di Sergio Mattarella, sponsorizzato da
Franceschini ma che quasi sicuramente incontrerebbe il veto della
maggioranza. Che per ora lascia la palla nel campo
dell’opposizione: “Aspettiamo indicazioni, ma bisogna fare
presto”, spiegano dal Pdl. L’obiettivo, infatti, è incassare al
più presto l’elezione di Mauro Masi a dg e avviare il valzer
delle poltrone per direzioni di rete e tg.
Intanto, l’ufficio di presidenza della commissione di Vigilanza
ha messo all’ordine del giorno un’audizione con i vertici
aziendali per “riferire sulla situazione finanziaria complessiva
dell’Azienda e su taluni casi significativi di programmazione”, a
cominciare da Sanremo e dal presunto rosso di 4,5 milioni di
euro. Cappon e Petruccioli potrebbero essere chiamati a San
Macuto già la prossima settimana, per quella che sarà forse la
loro ultima audizione.
Grb
MAZ
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