Roma, 2 mar. (Apcom) – E’ reato chiamare “bestia” uno studente
anche se si è presentato in aula con una catena di ferro. A
richiamare gli insegnanti all’uso di toni e termini “misurati” è
la Cassazione che non ammette eccezioni nemmeno di fronte alle
“provocazioni” degli allievi. I giudici della quinta sezione
penale hanno perciò confermato la condanna per diffamazione nei
confronti di una maestra di Catanzaro che aveva chiamato “bestia”
uno studente entrato in classe “armato” di catena.
L’insegnante aveva anche rincarato la dose invitando il ragazzo
ad “andare da uno psicologo”. Alla querela dei genitori del
giovane è seguita la condanna, sia in primo che in secondo grado,
ad una multa di 1500 euro e al risarcimento dei danni da
diffamazione “da determinare in sede civile”. Inutile il ricorso
dell’insegnante: la Cassazione, con la sentenza 9288, ha spiegato
che non c’è giustificazione che tenga. Agli insegnanti non sono
consentiti “eccessi verbali” che sconfinano nell’ingiuria.
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