VARESE 308 mila e 300 euro. Tanto è costata l’influenza AH1N1 per Varese e provincia parlando di vaccini. E le dosi utilizzate, vale a dire iniettate alle persone considerate a rischio e al personale sanitario, per quanto riguarda l’Asl e i suoi 12 distretti sul territorio provinciale sono state meno di un quarto di quelle arrivate in totale: 9 mila dei circa 40 mila vaccini complessivi, per un valore di circa 70 mila euro.In base al contratto stipulato dal ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, con la multinazionale produttrice Novartis, infatti, ogni dose viene acquistata dal Governo al prezzo di 7 euro più iva. Gran parte delle dosi varesine di “Focetria”, nome di fantasia con cui la farmaceutica ha battezzato il vaccino, sono state distribuite, come previsto fin dall’inizio, a chi si occupa di assistenza alla persona: aziende ospedaliere, case di riposo, rsa, centri per disabili, centri trasfusionali.In questo caso ogni singolo ente ha indicato all’Asl il fabbisogno stimato in base agli operatori della struttura e al numero di assistiti, mentre non era stato così per l’Asl che invece ha ricevuto direttamente le 40 mila dosi senza che la Regione si basasse sulla stima dei numeri previsti per la campagna di vaccinazione. A dire il vero a Varese si pensava servisse qualche vaccino in più, tra le 50 e le 60 mila dosi. «Avevamo fatto un
conteggio approssimativo», spiega Franca Sambo, dirigente dell’Asl, «ma erano numeri estremamente variabili perché non sapevamo ancora se ne sarebbero servite una o due dosi». Ora che il primo picco influenzale è passato e in attesa dell’eventuale nuova impennata che potrebbe manifestarsi tra gennaio e febbraio, si possono tirare le prime somme della chiacchierata vaccinazione contro la suina. Prima di tutto c’è una conferma: anche Varese ha dimostrato una certa reticenza nei confronti del vaccino. «Effettivamente c’è stata una difficoltà di adesione – spiega Franca Sambo – sono state diffuse informazioni distorte e poco corrette che non hanno aiutato la gente a capire di cosa si trattava. Basta fare una ricerca su Google per trovare di tutto di più, e normalmente senza che le informazioni abbiano il minimo supporto scientifico».In generale buona adesione alla campagna vaccinale si è riscontrata tra le donne in gravidanza e per i bambini con patologie particolari che sono stati mandati dai pediatri, mentre particolarmente resistenti all’ipotesi della vaccinazione si sono dimostrati i soggetti affetti da patologie a rischio nella fascia di età compresa tra i 35 e i 50 anni. «Il timore che il vaccino provochi dei danni è infondato. L’ente europeo del farmaco è continuamente uscito precisando che non c’era niente di cui preoccuparsi e che il vaccino è sicuro; contiene sostanze che sono state usate almeno da dieci anni senza causare alcun problema».Francesca Manfredi
e.marletta
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