VARESE L’efficienza svizzera, si diceva una volta guardando con invidia a quel Paese confinante dove tutto funzionava a meraviglia. Evidentemente i tempi sono cambiati, visto che direttamente dal Tribunale Sportivo di Losanna arriva puntuale come un treno (svizzero) una brutta storia di giustizia, fatta di tempi interminabili, continui rinvii e lungaggini burocratiche. Ci si attendeva per la giornata di ieri la sentenza definitiva sull’ormai famigerato “caso Slay”: il giocatore biancorosso (fermo da ottobre a causa di un’ernia) impelagato in un caso di antidoping risalente al campionato scorso, quando Ron vestiva la maglia di Caserta. Slay e il suo compagno Diaz fecero l’errore di assentarsi
durante un controllo. I medici addetti non si facevano vedere e nella stanzetta preposta c’era un gran freddo: i due, sudati dopo la partita, andarono a mettersi una tuta per poi tornare ed effettuare regolarmente il loro test che risultò poi negativo. Il Coni li ha squalificati per un mese (già scontato), la Wada ha chiesto due anni, il Tas di Losanna deve decidere. Lo scorso 22 ottobre i giudici svizzeri hanno convocato le parti in udienza riservandosi di deliberare entro il 10 dicembre. Nel primo pomeriggio di ieri, però, l’ulteriore rinvio: il giudice preposto è ammalato, si prenderà una decisione entro il 31 dicembre.
e.romano
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