Roma, 3 mar. (APCom) – Uomini, lavoro, famiglia, maternità. Secondo Enzo Monteleone, regista del film “Due partite” (nelle sale dal 6 marzo), ieri come oggi le donne si confrontano sempre sugli stessi temi quando si trovano da sole, in una stanza, pronte a togliersi la maschera che indossano solitamente con gli uomini. Solo in queste occasioni sono disposte a svelare sogni, confessare rimpianti, dar sfogo a frustrazioni e pentimenti.
Le protagoniste della sua commedia dolce-amara, tratta da una pièce teatrale di Cristina Comencini, sono otto donne di due diverse generazioni: le mamme, che negli anni Sessanta si riunivano per giocare a carte ogni settimana, interpretate da Margherita Buy, Isabella Ferrari, Marina Missironi, Paola Cortellesi, e le figlie, che si ritrovano trent’anni dopo per affrontare gli stessi argomenti ma con una prospettiva molto diversa (Carolina Crescentini, Valeria Milillo, Claudia Pandolfi, Alba Rohrwacher).
“Volevo che da questo film emergessero soprattutto la forza e
l’intelligenza delle donne – ha spiegato il regista – Anche nei
momenti più duri sanno mettersi in discussione e reagire, spesso
con allegria: in qualche modo si rialzano sempre, mentre gli
uomini si abbattono”.
“Due partite” è un vero e proprio inno al genere femminile e al talento di queste otto grandi attrici, forse le migliori della loro generazione. Diviso in due parti distinte, la prima ambientata nel ’66, la seconda nel ’96, è girato tutto nello stesso appartamento, proprio come una pièce teatrale. Cambiano l’arredamento, i
vestiti e le acconciature delle protagoniste ma le insoddisfazioni e le frustrazioni non mancano mai. Se le mamme si ponevano dubbi sulle rinunce in nome della famiglia e della maternità, sognavano l’indipendenza ma rinunciavano al proprio talento, le figlie sono avviluppate nelle proprie nevrosi, hanno uomini deboli accanto e lavori che le risucchiano.
Ferrari, Massironi, Buy e Milillo erano state le protagoniste
di “Due partite” anche a teatro, dove interpretavano sia il ruolo
delle madri che delle figlie. La ventenne Rohrwacher, che nella
pellicola interpreta la figlia di Isabella Ferrari, è entusiasta
soprattutto del confronto tutto al femminile: “Queste donne
passano un pomeriggio insieme e ne escono cambiate, trasformate.
Questo è quello che succede anche nella vita” afferma, e la
Melillo conferma: “Quest’esperienza è stata interessante
soprattutto perché non si sentiva il distacco tra la vita vera e
quella di scena. I rapporti tra donne sono veramente come quelli
del film”. Tutte quante giurano che non c’è mai stata rivalità
sul set: “E’ un cliché offensivo quello secondo lui le donne sono
sempre in competizione e non sanno lavorare in armonia, con
spirito di squadra. – conclude la Cortellesi – Io invece conosco
molti uomini che si odiano, si invidiano, non potrebbero mai
lavorare insieme. Questa è la realtà”.
Fla/Kat
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