BUSTO ARSIZIO In copertina c’è Kate Moss, la bad girl per antonomasia, incontrastata regina delle notti londinesi. E a pagina 46 c’è Flavia Shega, albanese d’origine ma ormai bustocca d’adozione, che invece è il prototipo della brava ragazza. E’ il curioso contrasto dell’ultimo numero di “Tu – Style”, settimanale femminile del gruppo Mondadori, che nel numero di fine anno dedica a Flavia un servizio di tre pagine, a firma di Valeria Chierichetti, con tanto di foto. In una di queste, la ragazza ventiquattrenne mostra orgogliosa il premio “Cento di questi giorni”, che le fu consegnato nel settembre 2008 dal Comune di Busto Arsizio. In quell’occasione, Flavia aveva avuto modo di raccontare la sua storia, la stessa che ora campeggia nelle pagine del settimanale a beneficio di un pubblico più vasto. Era l’estate del 1998 quando Flavia, appena tredicenne, si imbarca di notte su un gommone insieme alla madre Bea, insegnante, e alla sorella maggiore Rdjiana. Il viaggio è terribile: venti persone stipate in un malandato gommone di appena sette metri che fende il buio più nero, ma animate da una speranza e una fiducia incrollabili nella nuova vita che troveranno in Italia, vista come una sorta di Eldorado. In realtà i primi tempi per mamma
Bea e le sue figlie sono duri, durissimi: le donne vengono ospitate a Castellanza da un parente, in casa non c’è spazio, lavorare e studiare come clandestine è praticamente impossibile. I miglioramenti, racconta la ragazza, coincidono con il trasferimento a Busto, in una casa tutta per lei e la sua famiglia: la madre trova un lavoro come badante, in seguito a una sanatoria le tre donne vengono regolarizzate e Flavia può finalmente tornare a scuola, obiettivo che per mamma Bea era essenziale. «Mi ritrovo in terza media senza sapere una parola d’italiano – spiega Flavia – così, mi butto ferocemente sui libri». A giugno la giovane Flavia passa l’esame con buono: la madre ne è orgogliosa fino alle lacrime. Ma la sfida è appena iniziata: dopo il diploma di terza media, arrivano le superiori, il riuscito tentativo di integrarsi nonostante qualche sguardo non troppo amichevole, da parte di qualche compagno, ci sia stato eccome, l’università alla facoltà di lungue in Statale culminata nel 2008 con la laurea. Il prossimo obiettivo? «La cittadinanza italiana e il fatto di diventare un’insegnante, brava come mia madre» risponde la ragazza senza esitazione. E ora, ai lettori la sentenza, tutt’altro che ardua: chi è meglio, Kate o Flavia?Laura Campiglio
m.lualdi
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