Come, credo, tanti altri concittadini, in una delle scorse serate ventose illuminate da invernali incendi tramontani, mi sono recato a salire la via delle cappelle del “nostro” Sacro Monte, orlate di neve con vibranti impronte “montanine”: ma l’incantamento silente del raccoglimento viandante su per la “rizada” mi è stato subitaneamente interrotto dall’amaro disgusto della visione di quello che io ritengo un vero e proprio scempio perpetrato ai danni della III Cappella, nonché ai danni del vicino affresco della Fuga in Egitto di Renato Guttuso.Ancora una volta, mi trovo avvilito e profondamente addolorato a dover denunciare una grandissima carenza di cultura che sembra quotidianamente affliggere e offendere i nostri rari, ancorché cospicui, valori monumentali.Capisco che si dovesse provvedere ad un’opera per proteggere l’affresco dalle intemperie: ma, Dio mio!, come si fa a concepire una tettoia ricurva a forma quasi di mezza pagoda, del tutto sproporzionata sia all’edicola dell’affresco, sia alla vicina III Cappella; una gronda-tettoia che, con il suo ingombro greve (reso più grossolano dal maldestro rimedio dell’alleggerirla con un andamento flessuoso e ricurvo) e con la sua forma incongrua incombe sul sito senza alcun tentativo di raccordo tra la falda di gronda e i volumi, gli ordini, le modanature, gli intagli, le lesene, le gronde della vicina, contigua architettura; come si fa, mi chiedo, a provocare un simile guasto architettonico per provvedere ad un riparo dalle acque piovane?E, inoltre, come si fa, mio Dio!, come si fa ad
avere il coraggio di imbrattare il mirabile affresco di Guttuso con una vernice del tutto inadeguata e con una pittura nuova che, pur con l’intento di ravvivarne i colori qua e là rovinati dalle intemperie, ha alterato del tutto i colori originarî, ha sciupato l’equilibrio della scena di sfondo dietro il delicatissimo capo reclinato di Maria, ha sfigurato il volto di Giuseppe, ha disfatto i profili delle dune, ha tolto al paesaggio desertico e al gruppo dei fuggiaschi, già straordinariamente concepiti da Guttuso in unità dinamica a cavallo dell’asino, la loro coesione drammatica, il loro rilievo luminoso; come si fa, dico, come si fa a perpetrare un danno simile al retaggio pittorico più rilevante che Guttuso ha lasciato a Velate e al Sacro Monte?Mi chiedo: ma chi ha ideato (si fa per dire) e autorizzato tale scempio? Con quali ricerche di competenze tecniche di restauro? Con quali indagini preventive di impatto ambientale e monumentale? E l’Unesco è stato consultato? È anche l’Unesco d’accordo su tale scempio?Sono sceso sconsolato verso la I Cappella e non sono riuscito a trovare conforto nemmeno in quelle ventate furiose della sera che sembravano anch’esse indispettite da tali insulti all’arte.Sempre più vado perdendo fiducia anche nella possibilità di dialogare “in città” su come rimediare a tali carenze di cultura: e mi avvilisco sempre più per aver lavorato tanti anni anche per la storia del “nostro” Sacro Monte per poi rimanere così del tutto inascoltato.Luigi Zanzi
e.marletta
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