BUSTO ARSIZIO Ci sono storie protette da una luce speciale, quella del pudore, che è alleato della generosità. E in questi giorni sottovoce è emerso il gesto di un bustocco che con i suoi cari ha voluto interpretare intensamente il motto “Natale con i tuoi”. Ovvero, invitando i senzatetto della stazione al pranzo familiare. Ha un volto, questo benefattore nel senso profondo del termine, perché non solo dalla sua fede ha fatto affiorare l’intenzione e l’ha portata a termine, ma ha saputo coinvolgere anche gli altri, dalla famiglia a un amico, dal presidente di una squadra di calcio a un commerciante. Perché altro che il male, è il bene che è contagioso. Ognuno si è ritrovato a tendere la mano, nel suo piccolo, trasformando una festa come il Natale in ciò che è: un grande abbraccio.Raffaele ha 41 anni, è laureato, vive a Busto e ha condiviso quest’esperienza solo con gli amici di Facebook e un’associazione cristiana. Quest’ultima ha pubblicato la sua storia, tralasciando il cognome perché c’è un sostantivo più importante, quello di amico. L’idea è sbocciata come un lampo, mentre si trovava al meeting di Rimini con lo zio. Il proposito è diventato realtà, una goccia dopo l’altra. I poveri erano una dozzina, e allora ecco che grazie all’Antoniana innanzitutto si riesce a trovare il locale adeguato, macchinetta per il caffè compresa. Ciascuno in famiglia porta qualcosa, un amico si
entusiasma, il salumiere di fiducia scopre perché si acquista tutto quel cibo e regala quattro vassoi di affettato. Il datore di lavoro di un familiare offre dei soldi, che non solo risolvono le ultime carenze di budget, ma permettono di mettere in preventivo un bis in tempi brevi.Arriva il grande giorno. Alle 11 compaiono gli ospiti, e sono emozionati, c’è un comprensibile imbarazzo. Basta sedersi a tavola, scambiarsi un sorriso prima di un piatto e l’atmosfera cambia. La famiglia di Raffaele serve i poveri «ma soprattutto abbiamo parlato, ascoltato, riso e cantato insieme, sedando per qualche ora non soltanto i morsi della fame, ma anche i fantasmi della solitudine e dell’abbandono dei nostri amici». Ed è doloroso separarsi dagli amici, tanto più quando non li si riaccompagna in una casa calda, bensì in una stazione. Rende meno amaro il distacco offrire loro un vestito in più, coperte e zainetto, ma anche un Rosario. Non è una favola, è uno scampolo di vita vera. Non è la fine, è solo un inizio. Un inizio cui può partecipare tutta la città, se lo vuole, perché non ci sono confini tra gli amici, tra gli uomini. E poi Raffaele ama ricordare l’affermazione di una sua amica, utilissima in tempi di tensioni sul fronte del credito: «La Banca della Provvidenza è l’unica che applica gli interessi del 100 per 1». Busto è pronta a investire?Marilena Lualdi
m.lualdi
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