VARESE (f.man.) Chissà se Sant’Antonio si adeguerà ai tempi che corrono.Di certo i varesini ci hanno provato, a cambiare l’obiettivo delle preghiere rivolte al santo protettore delle zitelle, rinomato per l’abilità nel trovare marito alle donne single. Il fatto è che le donne varesine questa volta gli hanno dato il due di picche: del “moros”, come vuole la vecchia invocazione, ammettono di farne volentieri a meno. Quest’anno sui bigliettini infilati tra i bancali di legno della pira ci sono finite piuttosto una serie di priorità decisamente più concrete. I soldi ad esempio. E possibilmente presto e in contanti. Oppure il lavoro per qualche amico che l’ha perso. Ma c’è anche chi ha già avuto quanto sperava e ha rinunciato del tutto a scrivere il bigliettino propiziatorio. “Proprio non ci ho pensato”, ammette Sara Rizzo, giovane mamma di Bisuschio che porta a spasso la piccola Alessia, 11 mesi e già al suo secondo falò. “L’anno scorso ero venuta quando era ancora nella pancia e in effetti avevo portato un bigliettino chiedendo che andasse tutto bene.Sant’Antonio ha fatto il suo mestiere. Direi che posso ritenermi soddisfatta, non ho altre richieste”.Nemmeno le signore più attempate che ieri sera giravano per la festa si sono attrezzate di carta e penna. Qualcuna dice di aver perso le speranze, parlando di uomini, qualcun’altra, più felicemente, ammette di aver “già dato”. “Niente bigliettini – ci spiega una coppia di consuocere varesine mentre prendono un “caffè di Sant’Antonio”, Giuliana Brughiera e Silvia Pozzi – noi siamo a posto e i figli anche”. Da giovani però la cosa era diversa. “Ci vengo da almeno trent’anni – spiega Silvia Pozzi – e ai tempi ho portato anch’io qualche biglietto. Quest’anno non mi sono ricordata di scriverlo, comunque più che l’amore avrei chiesto sicuramente la salute per chi sta male e lavoro per chi l’ha perso”.I
fedelissimi alla tradizione varesina però non sono mancati, ed ecco cos’ha chiesto chi invece è andato diretto al catasto di legna con il foglietto in mano. “Di vegliare su mio nipote”, racconta Elisabetta Crepaldi, giovane zia: “sarà il terzo e deve ancora nascere, spero che vada tutto bene”. “Chiedo ogni anno di proteggerci fino al 16 gennaio dell’anno successivo”, spiega invece Laura Giudici, 47 anni e da sempre presente al falò. “Sono un incrocio di gente di Bregazzana e di Sant’Ambrogio, fin da piccola sono abituata a un rito ben preciso: arrivo e nell’ordine mi prendo un panino dagli Amici della Motta, poi una candela, un palloncino, una frittella e metto il mio bigliettino”. Che neanche a dirlo, è rimasto immutato da tempo immemore. E poi c’è la schiera delle nonne, soprattutto di quelle nate e cresciute a Varese, che abituate da decenni al rito del biglietto propiziatorio non si perderebbero un falò della Motta per niente al mondo. “Sant’Antonio le fa davvero le grazie”, spiega Carla Castiglioni, “varesina doc”, sottolinea lei, e affezionatissima all’evento. “Di solito piccole e mai come ce le aspettiamo, ma le fa sempre”. Carla per quest’anno ha chiesto la pace. “Non nel mondo, quella lo chiede già miss Italia. La pace per me e per le persone care. E poi perché no, se arrivassero anche due soldi tutto sommato li prenderei volentieri. Ma sarebbe un vero peccato non venire qui per portare una preghiera: ci mandano le lettere da Napoli perché finiscano nel falò e non ce le portiamo noi?”.Infine c’è chi della richiesta al santo si era dimenticato ma ha opportunamente rimediato in extremis: “Non ci ho pensato perché sono già sposato – dice Mauro Morgera – però da ragazzo ho sempre portato un biglietto eppure non ha mai funzionato. Adesso ci riprovo, la speranza è sempre l’ultima a morire”.
e.marletta
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