VARESE A sette anni fu inserito in una scuola per bambini speciali, e da allora la sua vita non fu più la stessa. Grigory Sokolov, di scena stasera alle 20.30 al Salone Estense per la Stagione Musicale Comunale (ingresso a euro 18; sponsor ufficiale la rivista Musica), attraverso l’Arte ha cambiato gli altri: chi lo circonda ne è rapito e chi lo adora ne è estasiato. Un fatto è certo: non si può ascoltare Sokolov per caso o per semplice curiosità. Basta una sola volta per non allontanarsi mai più dallo “zar del pianoforte”.
Perché regale è la statura fisica di questo pianista nato a Leningrado nel 1950, regale è la sua carriera (a sedici anni vince il concorso Ciaikovski di Mosca, si affianca a più di duecento direttori d’orchestra e flirta sempre meno con le maggiori formazioni al mondo) e regale è il modo con il quale ha deciso di confrontarsi con il suo pubblico. Sokolov ama il rischio ma non disdegna il fatto di mettere in difficoltà l’ascoltatore: raramente comunica il programma definitivo dei suoi concerti (sconosciuta anche la scaletta dell’appuntamento varesino con pianoforte della collezione Fabbrini), a volte li cambia improvvisamente (portando la durata dell’esibizione dai cinquanta minuti alle due ore), predilige Mozart e Chopin, soppesa con particolare cura Liszt e Wagner. Si affida a Johann Sebastian Bach come se fosse un jolly da giocarsi con piacere.
Per questo gigante dai capelli d’argento il suono rappresenta l’uomo che lo interpreta, quindi non si può pensare ad un musicista che non sia un tutt’uno con la sua musica. Sino ad oggi, Sokolov ha rilasciato pochissime interviste – preferisce l’alfabeto della musica a quello delle parole – centellinando, addirittura, la sua attività discografica. Un vero peccato di umiltà per chi, come lui, è da considerarsi uno fra i pochi pianisti della sua generazione che sappia alternare Donald Byrd e Francois Couperin a Boris Arapov, Igor Stravinsky e Komitas.
Ricorda Fabio Sartorelli, direttore artistico della Stagione: «L’ultima volta che fu nostro ospite, accogliemmo persone giunte da mezza Italia per ascoltarlo. Fra queste, un pianista bolognese con un quadernetto nero fra le mani con un’impressionante lista di autografi dei più grandi pianisti al mondo. Dopo quella di Lazar Berman, il nulla. Ma poi, una volta chiuso il concerto, apparve un’altra firma degna di quella “raccolta” straordinaria: Grigory Sokolov”.
Davide Ielmini
v.colombo
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