Nomadi, l’impegno di sempre Concerto a Varese

VARESE I Nomadi sono cresciuti cantando la terra e l’aria che hanno respirato: dalle radici operaie dell’Emilia rossa all’amore universale. Una band storica, un gruppo dall’attitudine rock, il cui pregio più grande è quello di aver mantenuto negli anni uno stile “populista” costruito sulla semplicità e sulla necessità di arrivare a chiunque. Consapevoli di aver realizzato il più bel lavoro dell’ultimo decennio, giunti all’album numero 31, uscito lo scorso aprile, dopo tre anni di silenzio, si scrutano «Allo specchio». E arrivano al teatro Apollonio di Varese oggi alle 21 (ancora duecento biglietti disponibili, al prezzo di 18 e 30 euro, presso la biglietteria del Teatro di piazza Repubblica. Infoline: 337.502362).Un titolo che riassume il loro amore per la musica tradotto in riflessione e che, oltre a raccogliere dieci inediti e a tracciare l’inizio del loro tour teatrale cominciato lo scorso autunno, segna il loro ritorno tra la gente, vis-à-vis. Il mitico gruppo è composto dal fondatore Beppe Carletti alle tastiere, Daniele Campani alla batteria, Sergio Reggioli a violino e percussioni, Danilo Sacco alla voce, Cico Falzone alla chitarra e Massimo Vecchi alla voce e al basso, insieme all’accompagnamento di Irene Fornaciari. E prima della musica, alle 16.30, allo Stadio Franco Ossola, nell’ambito delle iniziative collegate al “Centenario” del Varese Calcio, la squadra dei Nomadi sfida per una partita a calcetto la formazione dei giornalisti di Varese messa a punto per l’occasione (a rappresentare «La Provincia di Varese» ci sarà Bruno Melazzini). Il messaggio del gruppo è di denuncia e impegno sociale, mai troppo politicizzato. Questo messaggio è trasportato in giro per l’Italia in maniera capillare, anche nei paesi più piccoli,

dato che i Nomadi sono sempre in viaggio, in un tour quasi permanente. Contano in media 130 concerti l’anno, ma negli anni ottanta hanno raggiunto la cifra di 220 concerti in un anno. Caratteristica dei loro concerti sono i messaggi, gli striscioni e i regali mandati dal pubblico sul palco e letti tra una canzone e l’altra, con un continuo scambio tra “popolo nomade” e il gruppo stesso. Sempre segno di questo rapporto sono i cori che in taluni casi possono esser ripresi durante il live anche 4-5 volte. Dopodichè spazio al mélange di storie suonate dai Nomadi. Da quelle di puro contenuto, tratte soprattutto dall’ultimo lavoro, in perfetto stile “nomade”, con brani in cui l’impegno sociale, caratterizzante da sempre il gruppo, si mischia con storie di vita e con la continua ricerca delle emozioni più pure. A legarle è il tema comune dell’esistenza nelle sue diverse sfaccettature: il tormento per un amore soltanto sfiorato, la sofferenza di una donna schiava del proprio amore, la rabbia per un amico perso nell’ennesima guerra inspiegabile, la ribellione verso chi vuole impedire di essere artefici del proprio destino, lo schiaffo alle coscienze degli indifferenti verso i problemi altrui, l’ironia sferzante contro quei politici con la coerenza ballerina, l’ottimismo che permette di sognare sempre e nonostante tutto, la gioia di un silenzio in cui scoprire un mondo infinito e libero, fino al poetico inno alla vita. Le canzoni del nuovo disco, i Nomadi, hanno pensato di suonarle tutte. Nessuna esclusa. A queste si aggiunge il personale corredo di classici intramontabili. Brani incancellabili, proprio come I Nomadi: colonna sonora degli anni Sessanta. E non solo.Barbara Rizzo

e.marletta

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