VARESE A Varese le ragazze “se la menano”. Piaccia o no l’espressione poco elegante, è questo il messaggio che passa forte e chiaro da quanto è successo su Facebook tra ieri e l’altro ieri: il gruppo 100% varesino battezzato “A Varese anche i cessi della stazione se la menano…”, che riportiamo pari pari per rigor di cronaca, ha raggiunto e oltrepassato la soglia dei mille iscritti. Per l’esattezza ieri sera ha scavalcato di poco i 1.050. Come immagine è stata scelta, eloquentemente, quella di una ragazzina con espressione apatica, vestita come una Winx e coperta da un triplo strato di trucco, che alza il dito medio. La pagina è nata “per tutti i maschi” ed eventualmente per “le femmine”, si legge nella descrizione, stanchi della “cappa di menosità che aleggia su questa città”; il concetto di base è che belli e brutti allo stesso modo, ma con invito privilegiato per la seconda tipologia, scendano “dal piedistallo”: “Beverly Hills non lo fanno più da vent’anni”, sottolineano i fondatori prendendo di mira i classici “fighetti” che sfilano con aria annoiata lungo il corso negli orari extrascolastici. «Varese è una città menosa», dice Alex Conte, over 30 e iscritto al gruppo. E non è certo una novità: «Fin da quando ero anch’io un ragazzino è stato così. Molti ragazzi ed altrettante ragazze pensano che tirarsela sia un valore aggiunto. Non mi pare che le cose stiano esattamente in questo modo. E comunque basta percorrere 50 km per scoprire che la mentalità cambia, si apre». Colpa della realtà provinciale, insomma. Nella metropoli milanese, almeno secondo i varesini, tira un’aria un po’ diversa e certamente più respirabile. Ma nel frattempo i
ragazzi di Varese che andando all’assalto dell’altro sesso incassano il rifiuto se la legano al dito e lanciano maledizioni: “Figuratevi – ci racconta Alex – che da ragazzino auguravo a quelle che se la menavano e non ci stavano con me di trovare il ragazzo da pensionate”.“Secondo me Varese è una città unica e particolare”, racconta Giovanni Guerrini, iscritto ventiquattrenne, “ma in negativo. Personalmente ho girato diverse città in Italia e garantisco che da nessuna parte si respira un’aria così falsa e legata unicamente ai soldi”. Il paradosso, secondo Giovanni, è che i soldi qui non ci sono. “Mi spiego. Il sabato vado a fare l’aperitivo al biffi e il 99% delle persone lì dentro, adulti e ragazzini allo stesso modo, ostentano il loro mocassino nuovo, la borsa da 500 euro, e così via, eppure non sono persone particolarmente benestanti, anzi”. E’ questo, per il varesino, l’aspetto più triste della faccenda. “Direi che la cosa fa davvero pena. Significa voler mostrare a tutti i costi la propria appartenenza ad un certo giro quando di fatto la realtà dice tutt’altro, e mentre questo altrove è meno evidente a Varese è palese”. “Conosco gente – continua – che guadagna mille euro al mese e spende tutto in vestiti, per poi chiedermi di offrirgli da bere il sabato sera”. Tra gli iscritti c’è anche una collega varesina doc, Veronica Orrigoni, 26 anni e giornalista per l’Espresso che da qualche tempo lavora a Roma: “Anche a Roma le ragazze se la tirano molto – racconta Veronica – l’unica differenza è che lì sono più “burine”. A Varese invece sembra che stiano facendo una sfilata a qualsiasi ora del giorno”.
s.bartolini
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