VARESE Chiedevano un compenso di qualche migliaio di euro e in cambio promettevano di trovare un datore di lavoro per lo straniero clandestino che cercava così di ottenere il permesso di soggiorno. Ma la Digos di Varese ha scoperto la truffa denunciando i tre italiani che l’avevano organizzata e anche sei cittadini extracomunitari che si erano rivolti ai primi per ottenere dei documenti in regola. Di questi, quattro avevano partecipato al decreto flussi 2007, mentre gli altri due avevano presentato domanda di emersione dal lavoro nero a settembre 2009, per la sanatoria riservata a colf e badanti.Le indagini, ancora in corso e portate avanti dagli uomini della Digos della polizia di Stato di Varese, sono partite dalle segnalazioni di ignari cittadini che all’improvviso si sono scoperti «datori di lavoro» di persone che neppure conoscevano. Alcuni di questi si sono allarmati quando hanno ricevuto una convocazione da parte della Prefettura per firmare il contratto di lavoro a un estraneo. Altri si sono visti recapitare nella buca delle lettere di casa un’inaspettata busta dell’Inps, con tanto di lettera e bollettini allegati, con cui l’ente previdenziale li invitava a pagare i contributi del presunto dipendente.I loro dati personali erano in qualche modo finiti nelle mani dell’organizzazione formata da questi tre varesini, tutti italiani e incensurati, che li vendeva per cifre
che arrivano sino a 5 o persino 7 mila euro. Gli stessi dati in alcuni casi sono stati venduti più volte, così che la stessa persona si scopriva datore di lavoro di quattro o più cittadini stranieri. Per i tre italiani l’accusa è molto grave: si tratta di favoreggiamento dell’ingresso di clandestini in Italia – oltre che di falso e sostituzione di persona – e rischiano sino a 6 anni di carcere, mentre gli stranieri devono rispondere di concorso nello stesso reato.Approfittare delle sanatorie o dei decreti flussi fingendo contratti di lavoro che non esistono è pratica conosciuta. Di solito è il clandestino a pagare il datore di lavoro affinché gli firmi un’assunzione indispensabile ad ottenere il permesso di soggiorno, ma questa volta è diverso. La novità sta nella totale estraneità dei presunti datori di lavoro, ignari dell’illecito che si stava compiendo a nome loro. Un condizione possibile dalla stessa modalità di presentazione delle domande che avviene per via telematica. Basta avere tutti i dati del caso e inserirli correttamente e la procedura viene avviata. I nodi però sono destinati a venire al pettine nella seconda fase della procedura, dove è richiesta la presenza fisica del datore di lavoro e dove entrano in campo gli accertamenti operati dall’ufficio immigrazione della Questura che pure ha partecipato all’indagine della Digos.
s.bartolini
© riproduzione riservata













