dall’inviatoPAGANI (Sa) Non ci siamo fatti un’ammazzata di duemila chilometri in un giorno, né abbiamo trasformato la zucca dell’Eccellenza nella carrozza da serie B, per poi sentirci dire dagli ingenui e dai faciloni che il Varese ha giocato male. Che doveva rischiare di più. Che non era la solita squadra bella e dannata. Che non vuole andare ai playoff. Che qui, che là, che giù. Non si può essere così impulsivi da prendersela, o piagnucolare, per uno 0-0 sul campo dell’ultima in classifica. Ma bisogna essere finalmente utilitaristici e cinici per ammettere che è meglio un punto “cazzuto”, come l’ha definito Moreau, delle solite sconfitte in trasferta che riempivano gli occhi ma lasciavano la pancia vuota. Non è vero che Sannino non ha voluto rischiare, sia ieri che con il Benevento. Ha semplicemente deciso che, nel momento in cui dal tanto temuto e scontatissimo calo non siamo ancora usciti, nel momento dell’inserimento di Neto eccetera eccetera, una sconfitta a Pagani – o due domeniche prima a Masnago – avrebbe potuto causare più danni della peste. E ha fatto bene. Dal suo inverno il Varese sta uscendo in piedi, minimizzando i danni. Anche perché non è che la squadra non abbia attaccato o non ci abbia provato: l’ha fatto con un piccolo laccio al collo, buttando un occhio dietro soprattutto a centrocampo, dove sia Zecchin che Buzzegoli hanno frenato l’istinto con un pizzico di razionalità. Che, in questo momento, non guasta. Prima si perdeva o si vinceva sempre, ma quelle esagerazioni non erano da grande squadra. Adesso c’è anche una terza via: tornerà utile. Completerà
il bagaglio quando in pista romberà presto la solita macchina da guerra. Sotto sotto, il Varese sta tornando. E lo vedi al 93° minuto e 59° secondo della partita, con il fischietto già nella bocca dell’arbitro. Lo vedi quando Zecchin pennella in area l’ultimo pallone, quello della vittoria. Era solo da toccare in gol, ma la zanzara Tripoli lo spara alle stelle, portandolo via dalle grinfie del cobra Ebagua, già pronto a colpire. Nella caccia all’uomo con cui il nigeriano si getta al collo della zanzara, che a sua volta lo manda ripetutamente al diavolo, c’è tutto lo spirito vincente del Varese. E poi ci dicono che questa squadra voleva pareggiare a Pagani. Ma fateci il piacere. E se due volte la Paganese fallisce il destro vincente (Moreau arriva con la punta delle dita sulla linea di porta per tirare fuori una pallonata di Izzo e nella ripresa ci pensa la traversa, quasi per inchinarsi al numero uno biancorosso, a parare una rovesciata di Esposito), la squadra di Sannino vince ai punti la partita delle occasioni: con lo sciagurato Tripoli, con Carrozza non meno imbelle – e non meno solo – a centro area dopo una magia di Neto, con Dos Santos che saetta sulla schiena di un campano un altro servizio d’oro del brasiliano con la faccia triste da campione. Alla fine le scintille di chi ha addosso l’argento vivo come Ebagua e Tripoli distolgono una parte della squadra dal suo dovere: andare a ringraziare i trenta eroici tifosi arrivati fin quaggiù. Ma loro capiscono, e amano, come prima. Più di prima.Andrea Confalonieri
m.lualdi
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