Roma, 24 feb. (Apcom) – Mafia, ma non solo. In un documento sul Mezzogiorno i vescovi italiani stigmatizzano con forza la presenza della malavita organizzata al Sud, ma anche le più diffuse forme di corruzione e illecito, che, scrivono, arrecano “un grave pregiudizio allo sviluppo economico, sociale e culturale” al Sud Italia.
“L’economia illegale – scrivono i vescovi nel documento ‘Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno’ – non si identifica totalmente con il fenomeno mafioso, essendo purtroppo diffuse attività illecite non sempre collegate alle organizzazioni criminali, ma ugualmente deleterie (usura, estorsione, evasione fiscale, lavoro nero…). Ciò – proseguono i vescovi – rivela una carenza di senso civico, che compromette sia la qualità della convivenza sociale sia quella della vita politica e istituzionale, arrecando anche in questo caso un grave pregiudizio allo sviluppo economico, sociale e culturale”.
Il “controllo malavitoso del territorio”, prosegue la Cei, “porta di fatto a una forte limitazione, se non addirittura all’esautoramento, dell’autorità dello Stato e degli enti pubblici, favorendo l’incremento della corruzione, della collusione e della concussione, alterando il mercato del lavoro, manipolando gli appalti, interferendo nelle scelte urbanistiche e nel sistema delle autorizzazioni e concessioni, contaminando così l’intero territorio nazionale”.
Ska
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