Delitto Castiglioni “Non ho ucciso papà”

Delitto Castiglioni “Non ho ucciso papà”

BUSTO ARSIZIO (s.ca) Nega ancora Stefano Castiglioni, il bustese di 42 anni, accusato di aver percosso a morte il padre Paolo Castiglioni, 74 anni, trovato cadavere il 17 maggio scorso nella sua abitazione di via Monte Grappa. Ieri il quarantaduenne è comparso davanti al pm titolare delle indagini Sabrina Ditaranto: è stato lo stesso indagato a chiedere di essere ascoltato ancora una volta. “Quella ribadita dal mio assistito è la verità – dice l’avvocato Amanda Gugliotta – Abbiamo sempre sostenuto la sua completa estraneità ai fatti; questa verità merita di essere messa agli atti”. Gli elementi a carico di Castiglioni sarebbero però molti. Le indagini della polizia di stato, anche attraverso le celle di telefonia mobile presenti sul territorio, collocano il quarantaduenne a casa del padre nella serata di giovedì 14 maggio. Per il medico legale in quel momento sarebbe avvenuta la violenta aggressione ai danni del settantaquattrenne: il pensionato è morto a causa dei colpi ricevuti che gli hanno causato emorragie interne gravissime (con rottura dei reni, frattura delle costole e traumi al volto e al torace). Ma non è

morto all’istante: l’agonia è durata 48 ore. La morte sarebbe sopraggiunta sabato: e sabato il figlio era di nuovo a casa del padre. Stando alla sua versione il padre stava benissimo; ma una vicina avrebbe visto il figlio portare il padre esanime sulle spalle in direzione delle cantine. La scoperta ufficiale del cadavere è avvenuta domenica mattina: Stefano, avvisato da una vicina, sarebbe andato a casa del padre senza fargli neanche una telefonata. Il quarantaduenne ha ammesso in prima istanza di aver discusso con il genitore arrivando al massimo a strattonarlo ma di non averlo mai percosso. Davanti al pm avrebbe asserito che sabato mattina il settantaquattrenne (già morto per il medico legale) stava tranquillamente seduto sul divano. L’indagato accusa gli amici africani del padre dell’aggressione. Paolo Castiglioni, infatti, coltivava un’amicizia con una donna ivoriana alla quale aveva prestato dei soldi e con la quale era pronto a trasferirsi in Costa d’Avorio dopo aver venduto le sue proprietà. E questo, per l’accusa, sarebbe stato il movente che avrebbe spinto Stefano, ex tossicodipendente e senza impiego fisso, ad agire contro il padre. 

e.romano

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