Il Carroccio torna alla carica"Chiudiamo il centro di via Pola"

VARESE La questione va avanti da anni ma ogni volta la Lega torna alla carica con il solo obiettivo di arrivare a chiudere i battenti del centro d’accoglienza per richiedenti asilo politico di via Pola. Per qualche battaglia finora sempre persa – con il Carroccio sistematicamente messo in minoranza al momento del voto in giunta – c’è, per dirla con i lumbard, ancora tutta una «guerra» da combattere. E stavolta sarà il sindaco in prima persona a gestire la faccenda: «Quella struttura a mio giudizio deve chiudere perché è il

concetto stesso di rifugiato politico a non avere senso tanto che, in moltissimi casi, si tratta semplicemente di una presa per i fondelli».Il primo cittadino leghista di Varese, ormai determinato a battere sul chiodo del contrasto all’immigrazione clandestina declinata nelle sue diverse sfaccettature, ha sottoposto così il problema al ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che ha già preso in carico la pratica: «Il ministero – conferma il sindaco – mi risulta sia al lavoro per rivedere la legislazione in materia di rifugiati politici, per evitare vere e proprie distorsioni».

E Fontana è più che soddisfatto: «Ripeto, il concetto di rifugiato politico è una presa per i fondelli e i dati lo dimostrano. Sul totale dei richiedenti asilo, solo il 10-12 per cento ottiene il riconoscimento di rifugiato e questo significa che gli altri non lo sono affatto».
Ma che ruolo ha il centro di via Pola in tutto questo? «Beh, c’entra perché strutture come questa garantiscono a persone che sanno benissimo di non avere i titoli per ottenere il riconoscimento, di vivere per diversi mesi a totali spese dello Stato e, nel contempo, di costruirsi le basi per una permanenza in città». Una cosa che il Carroccio non digerisce: «Qui non stiamo parlando di persone disperate che cercano di arrivare in Italia a bordo di barconi fatiscenti ma di gente che sbarca da un aereo all’aeroporto della Malpensa e compie poi un tragitto di pochi chilometri prima di trovare un luogo dove iniziare a pianificare un futuro in Italia».

Il partito di Bossi, in città, ha sempre parlato chiaro in questo senso: così non va, dobbiamo chiudere. «Ma io e i miei assessori siamo sempre stati messi in minoranza dagli altri partiti». Ora, si vederà se l’intervento di Maroni potrà rappresentare una svolta oppure no. L’assessorato ai servizi sociali di Palazzo Estense, però, tiene a precisare che il centro raccoglie un totale di diciotto persone e non è assolutamente a carico delle casse

municipali: «La struttura, che i servizi sociali del Comune gestiscono in convenzione con la cooperativa "Le Querce di Mamre" della Caritas, è inserita nel progetto nazionale di protezione richiedenti asilo e rifugiati politici del ministero dell’Interno che lo finanzia attraverso una partita di giro» dice Gregorio Navarro. Inoltre la permanenza non è annuale, come sostiene la Lega, ma s’aggira intorno ai sei-otto mesi, ovvero il tempo necessario all’esame della richiesta di asilo politico.

s.bartolini

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