Università verso la svolta “Anticipiamo la riforma”

Università verso la svolta “Anticipiamo la riforma”

VARESE Nell’incertezza del futuro, tra riforme a metà, blocco del turnover e risorse ancora da sbloccare, al dodicesimo anno di vita l’università dell’Insubria deve scegliere cosa fare (o meglio, diventare) da grande. E il rettore Renzo Dionigi annuncia una prossima «riorganizzazione» dell’ateneo nella sua relazione alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2009-2010, questo pomeriggio nell’aula magna della sede varesina di via Ravasi, seguita dall’intervento del rettore vicario Giorgio Conetti e dalla prolusione finale di Fabio Minazzi, ordinario di filosofia teoretica alla facoltà di scienze di Varese, dal titolo «Teleologia della conoscenza ed escatologia della speranza». Il rettore ha iniziato la sua relazione partendo dall’analisi della crisi attuale che coinvolge anche l’università, a cui si aggiungono «le difficoltà di docenti, studenti e personale tecnico – amministrativo in un clima di incertezza per il susseguirsi incessante di normative sempre nuove e a volte contraddittorie». In una situazione in cui una riforma non è più rinviabile, secondo Dionigi «il disegno di legge del Governo recentemente presentato al Parlamento, costituisce nel contempo un punto d’arrivo e un punto di partenza». Un provvedimento a cui ha augurato un iter rapido e condiviso, sottolineandone punti qualificanti ma anche la preoccupante «incertezza nei tempi dei concorsi e l’impossibilità, dati gli attuali vincoli, a utilizzare le risorse liberate dal turnover».E poiché non c’è «più tempo da perdere», a prescindere dai tempi del Parlamento, il rettore ha spiegato di aver già dato avvio a

uno studio per «identificare prospettive e strategie alternative» in vista di una ristrutturazione dell’ateneo. Un progetto su cui è già iniziato il dibattito interno, mentre a The European House-Ambrosetti è stata affidata l’elaborazione dello studio funzionale per arrivare a «una revisione dell’organizzazione scientifica e didattica in linea con la prossima riforma universitaria, nel rispetto della nostra autonomia». In questo modo l’Insubria, anticipando la riforma, annuncia una sua riorganizzazione innanzitutto per «favorire l’interazione e l’osmosi tra le sedi principali dell’ateneo, in un più razionale coordinamento dell’offerta didattica e della ricerca» tenendo conto però che «il nostro ateneo non è pienamente percepito come interlocutore del territorio, pur con una certa differenza tra Como e Varese». Un processo in cui «le strutture didattiche e di ricerca dovranno ridursi di numero – ha spiegato Dionigi – assicurando che i dipartimenti raggiungano una massa critica di professori e ricercatori di almeno 35, allo scopo di evitare l’eccessiva frammentazione attuale». Per l’università dell’Insubria – 10.375 studenti iscritti con 2169 nuove matricole, 44 corsi di studio nelle cinque facoltà delle sedi di Como, Varese, Busto Arsizio e Saronno – è arrivato il momento di scegliere come posizionarsi su un territorio ad alta concentrazione universitaria: «Dovremo avere il coraggio di decidere guardando molto in alto – ha concluso Dionigi – Chiederci se vogliamo essere un’università generalista o focalizzata, se prevalentemente locale o, al contrario, globale, con accesso “open” oppure selezionato». Piero Orlando

s.bartolini

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