Roma, 13 mar. (Apcom) – Se sperava di tornare nel suo lussuoso
appartamento dell’East Side di New York dopo aver fatto un
semplice mea culpa, Bernard Madoff, l’artefice della più grande
truffa del secolo – e forse dell’intera storia di Wall Street –
si è sbagliato di grosso. Denny Chin, giudice della corte
federale di Manhattan, ha infatti pazientemente ascoltato
l’ammissione di colpevolezza dell’ex capo del Nasdaq di fronte
agli 11 capi di imputazione contestatigli – tra cui quelli di
frode e spergiuro – e poi, tra gli applausi dei presenti, ha
mandato il finanziere direttamente dietro le sbarre.
Destinazione, il “Metropolitan Correction Center” di New York,
che Madoff ha raggiunto dopo qualche ora, diventando
ufficialmente il detenuto numero “61727054”.
E’ qui, dunque, che quello che ha portato uno dei nomi più
altisonanti della finanza Usa e mondiale, dovrà rimanere, in
attesa del verdetto del giudice che deciderà sul suo destino, e
che sarà comunicato il prossimo 16 giugno.
Le speranze non sono molte, visto che Madoff rischia fino a 150 anni in carcere. Tra le migliaia di vittime c’è chi esulta, come chi oggi si è presentato in aula per guardarlo in faccia, e che ha poi applaudito alla decisione del giudice di revocare la cauzione, e chi invece pensa che sia comunque
tardi, visti i soldi che sono andati in fumo. Come l’investitore Cliff Bernie che, pur non presente in aula, ha detto che si limiterà a cercare di andare avanti, dopo aver perso ben 1,9 milioni di dollari. La sua rabbia è palpabile. “Ci sono persone che hanno perso tutto, e chi si è tolto anche la vita”.
Poco convincenti sono sembrate all’investitore e ad altre
vittime, le scuse con cui Madoff ha accompagnato la sua
ammissione di colpevolezza. “Non penso sia possibile riuscire a
esprimere in modo adeguato il mio dispiacere per quello che ho
commesso. Sono profondamente dispiaciuto e pieno di vergogna”, ha
detto Madoff di fronte a un pubblico di quasi 400 persone,
rimanendo comunque sempre molto composto.
Nel ripercorrere le tappe di una frode che è durata almeno 20
anni, e che ha bruciato per alcuni fino a 65 miliardi degli
investimenti delle sue vittime, il finanziere ha detto di aver
pensato all’inizio che lo schema Ponzi sarebbe finito presto, e
che sarebbe riuscito prima o poi a liberare se stesso e i suoi
clienti. Ma “con il passare degli anni, ho capito che questo
giorno, insieme al mio arresto, sarebbe inevitabilmente
arrivato”. Dunque, sono “dolorosamente consapevole di aver ferito
molte, molte persone”.
Da segnalare che lo “schema Ponzi” prende il nome dalle
dinamiche che vennero utilizzate negli anni 20 dal truffatore
storico, Charles Ponzi – immigrato italiano che in pochi mesi
diventò milionario -e funziona offrendo ai sottoscrittori enormi
rendimenti che vengono elargiti grazie alle quote di ingresso dei
nuovi venuti. Ma funziona solo fino a quando la piramide continua
a crescere e non si verificano massicci ritiri delle quote, nel
qual caso salta tutto. E così è stato in questo caso.
Un vero e proprio tracollo per i risparmi di migliaia di
investitori, tra cui si mettono in luce anche volti noti del
mondo dello spettacolo. Nella lista delle vittime sono finiti
infatti il regista Steven Spielberg, il magnate dell’immobiliare
Mortimer Zuckermann e il Nobel per la Pace del 1986 Elie Diesel.
Ma anche l’attore Kevin Bacon, e altre celebrità americane come
Norman Braman, ex proprietario della squadra di football dei
Philadelphia Eagles, Fred Wilpon, attuale proprietario del
rinomato team di basket dei New York Mets, e Ezra Merkin,
presidente della Gmac Financial Services.
Molte di più sono le vittime “anonime”. E a tal proposito Brad
Friedman, legale che rappresenta 100 vittime della truffa,
precisa che la maggior parte degli investitori raggirati sono
persone che hanno lavorato tutta la vita duramente, e che di
certo non possono essere considerarsi ricche. Tra loro c’è anche
Burt Meerow, 70 anni, che ha visto svanire tutti i risparmi di
una vita. E che ora sta vendendo la sua abitazione di Park Ridge,
in New Jersey, per farcela in qualche modo.
Alle scuse e spiegazioni di Madoff è seguita la decisione del
giudice Chin, che ha predisposto la revoca della cauzione. “Ha un
motivo per fuggire e ha i mezzi per farlo – ha detto il giudice
-La cauzione è revocata”. Madoff è uscito così dal tribunale di
Manhattan ammanettato, pronto a recarsi al centro di detenzione
“Metropolitan Correction Center”. Aggiungendo così il suo nome
alla lista di ex dirigenti famosi nella storia della Corporate
America, che stanno tuttora scontando la pena: come Bernanrd
Ebbers, ex amministratore delegato di WorlCom, 67 anni, che si
trova nel carcere di Oakdale, in Lousiana, e John Rigas, 84 anni,
l’ex numero uno di Adelphia Communications, imprigionato in un
centro di Butner, in Carolina del Nord.
Intanto Richard Friedman altra vittima di Madoff che ha perso
più di tre milioni di dollari e che ha assistito al mea culpa del
finanziere, ha così detto. “Andrà in prigione per 150 anni. Bene,
gli auguro davvero di vivere a lungo”.
In generale il caso Madoff resta aperto, in quanto in attesa di
conoscere la sentenza, rimangono molti i punti oscuri che le
autorità federali sperano di chiarire presto. Chi ha aiutato per
esempio Madoff a orchestrare una tale truffa? Quali sono stati i
suoi complici? A tal proposito una vittima intervistata da Fox
News ha puntato il dito contro la moglie di Bernanrd, Ruth
Madoff. “Bernard non è una persona molto socievole, era Ruth che
coltivava i rapporti” con i clienti, ha detto.
La speranza, dunque, è ancora nella giustizia americana. Molti
si dicono convinti che alla fine gli altri colpevoli di questo
incredibile schema Ponzi, che probabilmente Madoff sta
proteggendo, saranno infatti portati allo scoperto. E finalmente
puniti.
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