Troppi gli stranieri E salta una prima

Troppi gli stranieri E salta una prima

VARESE Non più di tre bambini stranieri, ogni dieci alunni, per classe. Lo dice una legge che considera stranieri anche i bambini nati e cresciuti in Italia, ma da genitori di origine straniera. Così la storica scuola media Righi, tra le più rinomate di Varese, ha dovuto rifiutare alcune domande di iscrizione e, se nulla cambia nel frattempo, l’anno prossimo si ritroverà con una prima in meno: tre sezioni invece che le quattro di quest’anno.Una situazione spiacevole sia per la scuola, che perde una classe nel rione forse più multietnico della città, sia per i ragazzi «respinti» costretti ad allontanarsi a 11 anni, «per studio», dal rione dove hanno vissuto sin ora, allontanati dagli amici con cui frequentano oggi la quinta elementare e con cui giocano sotto casa o all’oratorio. Ma almeno serve alle classi ad essere più equilibrate? «Secondo me no, perché qui si parte dal presupposto pedagogicamente sbagliato, che un bambino straniero sia un peso per la classe», risponde Margherita Giromini, preside in pensione da quest’anno che ha lavorato molto sui progetti di integrazione in classe. «Tanto per cominciare i bambini che non hanno cittadinanza italiana ma qui da tanti anni, e quelli che addirittura ci sono nati, non hanno difficoltà maggiori dei figli degli italiani – spiega – la classe problematica non è quella dove ci sono bambini di

diverse origini, ma quella dove mancano mezzi e risorse per far fronte alle particolari esigenze di un bambino con difficoltà di apprendimento, o di disabilità motoria, o particolarmente agitato oppure un bambino appena arrivato da un paese lontano che non sa la lingua». Proprio su questo punto il caso della Righi rappresenterebbe una beffa: «Questa legge finisce con il penalizzare una scuola come la Righi che è una delle più preparate proprio nell’accoglienza dei ragazzi stranieri».Poi ci sono i bambini che l’anno prossimo dovranno cambiare aria, andare a scuola in un altro quartiere accompagnati dai genitori, se possibile, oppure a bordo di un pullman di linea assieme ai ragazzi più grandi. «Ho lottato con i genitori quando si trattava di tenere nel rione i bambini delle elementari ed evitare che la scuola Cairoli chiudesse perché ritengo importante che i piccoli possano mettere radici dove vivono per trovare qui stabilità, affetti, solidarietà e anche una proposta di fede e di aggregazione che prevenga fenomeni devianti – ricorda don Pino Tagliaferri, parroco di Biumo – ma in questo caso siamo di fronte a una legge, e mi rendo conto che va rispettata», aggiunge senza trascurare le difficoltà che questo comporta. Problemi di trasporto, amicizie, sradicamento dal contesto sociale di riferimento: «Vorrei sapere dove andranno questi bambini e spero rimangano comunque legati al rione».Lidia Romeo

s.bartolini

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