Dopo ormai trent’anni di giornalismo sportivo, con la fortuna di aver girato e di girare per il mondo, sono arrivato alla conclusione che è difficile trovare un Paese peggiore dell’Italia sul fronte degli impianti. Senza scendere nel baratro delle strutture per la cosiddetta attività di base, fermiamoci al disastro degli stadi del Mondiale di calcio ’90 o alla pessima gestione del patrimonio di piste, palazzetti e trampolini lasciato in eredità dai Giochi invernali di Torino 2006.In questo universo, che in realtà è un buco nero, Varese brilla di luce propria. Una luce purtroppo fosca, che si estende anche a realtà ben più grandi: Milano è il primo caso che mi viene in mente. Ma della nostra città si deve ora parlare. Con una premessa: non ne faccio una questione politica, perché non ricordo giunta, di qualsivoglia colore, che sia meritevole di assoluzione per quanto fatto (anzi, non fatto). L’assessore comunale De Wolf, che ci anticipa come il progetto redatto dal Politecnico di Milano per sistemare stadio e palazzetto verrà scartato a favore della ristrutturazione (ristrutturazione??!!!) del solo “Franco Ossola” (il PalaWhirlpool continuerà a marcire di suo), è l’ultimo avamposto di un lungo esercito. La storia, dunque, non ha insegnato nulla: proprio il tentativo di maquillage del palasport
della grande Ignis fu uno dei più costosi fallimenti ammollati alla città e alla stessa squadra di basket. Oggi, probabilmente per par condicio, si passa allo stadio. Ma soprattutto, è il presente a non ispirare i nostri amministratori: lo sport attuale, anche per provare a vincere delle battaglie quali quella contro il tifo violento, non prescinde da impianti moderni, vivibili, funzionali. Il basket spagnolo, tanto per dire, è diventato campione del mondo e d’Europa grazie a un piano serio sui palazzetti; e di pari passo con i risultati sportivi, ha azzerato escandescenze assortite sugli spalti. E’ probabile che quell’area storica dello sport varesino abbia fatto la sua epoca (ma per favore, non diteci che un Politecnico non ha studiato il problema del traffico e delle strutture collaterali, senza trovare oltretutto adeguate soluzioni in relazione alla sostenibilità: io non no ho visto quel progetto, ma ho qualche difficoltà a credere che sia così; penso piuttosto che sia un comodo alibi per scaricarlo). Però un’amministrazione in questi casi prende spunto da uno scenario critico (senza impianti adeguati, né il calcio né il basket andranno lontano) per lavorare a una vera alternativa alla zona di Masnago. Qui, invece, si promettono, anzi si assicurano, altre toppe che non daranno alcun futuro.Flavio Vanetti
P.S. – Non era nemmeno una questione di soldi, pare: il progetto del Politecnico, così come quello di Sogliano di qualche anno fa, si sarebbe autofinanziato. Però la contropartita, evidentemente, si sarebbe scontrata con altri interessi. O no?
e.marletta
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