VARESE Fermo da novembre scorso dopo un anno di inefficaci interventi di ristrutturazione, il forno crematorio comunale del cimitero di Giubiano dovrebbe ricominciare a funzionare entro fine aprile. Sperando che si tratti davvero della volta buona, perché i guasti dell’ultimo anno hanno causato non solo disagi alle famiglie nel delicato momento di sepoltura dei propri defunti, ma anche un ammanco di qualche centinaia di migliaia di euro nelle casse comunali, sia per i mancati introiti, sia per i rimborsi che il Comune ha riconosciuto alle famiglie costrette a rivolgersi ai forni due volte più cari e più lontani, quelli di altre province piemontesi e lombarde o addirittura svizzeri.I problemi sono cominciati alla fine del 2008, quando le analisi sui fumi hanno evidenziato il superamento del limite di emissione delle polveri e del Toc (composti organici totali). Da allora il forno è stato chiuso più volte per permettere lavori di manutenzione, sempre a carico della ditta cui il comune ha affidato il servizio (la Abb, che riceve ogni anno 133 mila euro più Iva dalle casse di Palazzo Estense), senza mai arrivare ai risultati sperati. Nemmeno con l’ultimo totale rifacimento della camera e dei condotti di post-combustione. «Bisognerebbe capire il perché di questo improvviso, e pare irreversibile, peggioramento della qualità dei fumi e soprattutto ripristinare al più presto il servizio», commenta Luca Conte, consigliere della Circoscrizione 5 del Pd.Palazzo Estense assicura che tra un mese il forno ricomincerà a lavorare: «Abbiamo anticipato i lavori di manutenzione straordinaria già previsti dal contratto di appalto
per il 2011 – spiega l’assessore al bilancio, Ciro Grassia – Purtroppo l’impianto è rimasto chiuso mesi pur di evitare un danno ambientale, ma tra un mese tutto tornerà a funzionare regolarmente». Una buona notizia anche per le malandate casse di Palazzo Estense cui la chiusura del forno sin ora è costata la bellezza di 350 mila euro tra mancati introiti (126 mila euro nel corso del 2009 e altrettanti stimati per i primi 4 mesi di quest’anno, cui bisogna poi aggiungere i 92 mila euro di un fondo per i rimborsi cui hanno diritto le famiglie varesine costrette a cremare i propri defunti in altri forni con tariffe più che raddoppiate rispetto alle 215euro dell’impianto di Giubiano). Una cifra considerevole, soprattutto in questo periodo di forte difficoltà economica dell’ente. Ma il danno potrebbe ripercuotersi anche nel lungo periodo se si considera che la cremazione, praticata a Varese già dal 1880, ormai rappresenta il 44% delle sepolture. Il che ha permesso, sin ora, di evitare grossi ampliamenti dei confini cimiteriali.Quindi la comunità ha tutto l’interesse a non disincentivare questa pratica. Anzi, per evitare in futuro disservizi come quelli tuttora in corso, la giunta a giugno aveva deciso di installare una seconda linea di cremazione di cui però non c’è traccia nel piano triennale delle opere: «Per ora abbiamo finanziato uno studio di fattibilità perché il forno di Giubiano è elettrico e predisposto per una seconda linea di cremazione sempre elettrica che però costa il doppio, di quella a gas» spiega Grassia.Lidia Romeo
e.marletta
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