Caccia aperta in Svizzera ai 4 milioni di euro spariti

Caccia aperta in Svizzera ai 4 milioni di euro spariti

VARESE I quattro milioni di euro spariti sono depositati in Svizzera, in una banca di Chiasso: il Credit Suisse. Ne sono convinti gli inquirenti e ne è convinto Vincenzo Crosta, il legale che assiste una delle famiglie “spennate”. Se questa convinzione sia fondata o meno, lo decideranno i giudici (e comunque contro l’istituto elvetico non è mosso alcun rilievo). Ma non è un percorso né breve né facile, quello che porta alla verità.A Varese sono dieci le “parti offese”, cioè le persone che sostengono di aver visto i loro risparmi (i famosi 4 milioni) svaniti nel nulla. Sono tutti clienti della Banca popolare commercio e industria: tutti, tranne un notevole caso, avevano depositato somme che vanno dai 300mila ai 500mila euro. I loro quattrini erano gestiti da Giorgio Motta, il funzionario preposto alla gestione dei capitali privati di una certa consistenza. Ma Motta morì suicida a 64 anni il 10 dicembre 2007: il suo corpo senza vita venne ritrovato nel lago di Lugano, nei pressi di Bissone.La caccia al tesoro sta seguendo due strade. Entrambe partono dal tribunale di Varese, dove si stanno per celebrare un processo

in sede civile, e un altro in sede penale.Il primo filone vede sul banco degli imputati la Banca popolare commercio e industria. A trascinarla alla sbarra è stato Crosta: la famiglia rappresentata dal legale avrebbe depositato nell’istituto di credito circa 2 milioni e 400 mila euro (gestiti da Motta) senza ritrovare più nemmeno un centesimo. Il processo entrerà nel vivo il prossimo 15 ottobre quando, davanti al giudice Chiara Delmonte, si procederà con l’ammissione delle prove: una imponente messe di carte e di testimonianze (negli uffici e nell’abitazione di Motta la Finanza sequestrò sette faldoni e due casse di documenti). Lo scorso 7 aprile la stessa Delmonte aveva invece respinto la richiesta avanzata da Crosta per una provvisionale immediatamente esecutiva pari a due milioni di euro.Il processo penale celebrerà invece l’udienza preliminare il prossimo 7 luglio. Sotto accusa c’è la moglie di Motta. Secondo il pm Massimo Politi, avrebbe avuto un ruolo importante nel riciclaggio di almeno una parte del denaro volatilizzato. Almeno 600mila dei 4 milioni di euro sarebbero transitati su un conto intestato alla donna. Ma la circostanza è negata dall’avvocato difensore Alberto Zanzi.

e.romano

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