VARESE Niente e nessuno può risarcire l’improvvisa scomparsa di un padre, di un marito. Ma almeno i familiari di Gerardo Ivan Barahona Mendez, morto a 31 anni in un cantiere edile il 14 dicembre del 2004, hanno almeno una confortante certezza: possono sperare in un futuro senza grossi patemi economici.Ieri Emilia Antenore, giudice monocratico del tribunale di Varese, ha concesso agli eredi dello sfortunato sudamericano una provvisionale immediatamente esecutiva da record (almeno in sede penale): ben 544 mila euro. Dovranno pagarla, in solido fra di loro, le quattro persone che il giudice Antenore ha riconosciuto colpevoli di omicidio «in cooperazione colposa tra
di loro». Si tratta di Giorgio Montagnoli, il datore di lavoro di Barahona, e di di altre figure di committenti, progettisti, responsabili di cantiere o della sicurezza: Raimondo Gandolla, Paolo Carù, Umberto Silvestri, Giacomo Plebani. Per tutti loro la condanna inflitta dalla Antenore è stata molto simile a quella richiesta dal viceprocuratore onorario Paolo Moscatelli, che ieri rappresentava la pubblica accusa: un anno di reclusione per ciascuno.Altre tre persone, operanti a vario titolo nel cantiere di via Carnia dove avvenne l’infortunio mortale, sono state invece assolte «per non aver commesso il fatto». Si tratta di Pietro Galparoli, Alberto Castelli e Rosa Incardona.
e.marletta
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