VARESE L’ospedale di Circolo chiede soldi ai privati. Walter Bergamaschi, direttore generale dell’azienda ospedaliera varesina, venerdì, durante la serata «in Circolo», ha proposto di far nascere un comitato finalizzato a avviare una Fondazione per l’Ospedale del Circolo. Una bella sfida in un periodo in cui, come lo stesso Bergamaschi ha osservato, «si assiste a una crisi tra medico e paziente». «Una fondazione – ha precisato il dg – che non deve essere creata dall’ospedale, ma dalla gente». Nei prossimi giorni verrà presentata anche la neonata Fondazione per l’ospedale «Ponte del Sorriso». Nelle fondazioni potrebbe convogliare il cosiddetto «tesoro della solitudine», ovvero tutti quei patrimoni senza erede destinati ad aumentare nei prossimi anni. La Fondazione Cariplo ha stimato che, in Italia, ci sono 338 mila famiglie che lasceranno ai posteri qualcosa come 105 miliardi di euro. Il 25% di queste famiglie vive nel nord Italia. Ma il meccanismo della donazione diventa possibile solo quando c’è un legame forte tra ospedale e territorio. Non è un caso che la proposta del direttore generale sia arrivata proprio al termine di un incontro creato per mostrare come la sanità sia fatta soprattutto da persone che svolgono il loro lavoro con passione. Un incontro nato per trasformare l’ospedale, da azienda sanitaria, a
qualcosa di più vicino a una comunità sociale. Tra le numerose personalità, è intervenuto anche Carlo Lucchina, direttore della sanità regionale: «Gli ospedali lombardi sono validi perché traggono linfa dal territorio». Durante la serata è stato ribadito il ruolo del volontariato, definito come «il nuovo modo di essere dello Stato» da Giuseppe Zamberletti che ha ripercorso la nascita del 118. «Tutto incominciò a Roma nel 1987, quando un giovane morì di emorragia celebrale dopo aver cercato soccorso in alcuni ospedali. La sperimentazione iniziò in Umbria. Ci offrirono il 117, ma lo rifiutammo perché a qualcuno sembrava menar gramo. E così abbiamo optato per il 118». Presenti anche i primari Nelson Cenci ed Ermanno Montoli che hanno ricordato alcuni episodi «di quando tra paziente e medico non c’era il computer, anni lontani da cui bisogna ancora trarre insegnamento». Alcuni video hanno riportato le testimonianze di pazienti vip, tra cui Salvatore Furia, Nicola Savino e Francesco Cossiga. Durante la serata sono stati dati riconoscimenti a 20 medici, 12 amministrativi e 85 sanitari andati in pensione negli ultimi due anni. Persone che hanno svolto il loro lavoro come una missione. Come Fausto Pavoni, 57 anni, che adesso trascorre parte del tempo libero in Burundi, insegnando a mettere il gesso.Adriana Morlacchi
s.bartolini
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