VARESE Roberto Formigoni annuncia una riforma federalista della scuola lombarda e i sindacati varesini si dividono. È un “no” secco quello che arriva dalla Flc-Cgil Varese all’idea del presidente della Lombardia di introdurre graduatorie regionali e reclutamento diretto dei professori da parte delle scuole. Mentre la Cisl Scuola si dice disposta a discutere «senza pregiudizi» di una riforma che consenta di limitare l’eccessivo turnover di professori che, una volta ottenuta una cattedra, chiedono il trasferimento al paese di origine.L’annuncio del governatore fa già discutere: «Le scuole lombarde scelgano i propri insegnanti». Come? Abbandonando la graduatoria nazionale, in favore di un albo regionale da cui le scuole possano pescare in base al merito, riservato a docenti con «una certa permanenza nel territorio, almeno un ciclo di studio di 5 anni, per evitare turnover frenetici come succede adesso». Per arrivare poi alla piena parità tra istituti pubblici e privati, potenziando la dote scuola. Una riforma che secondo il presidente lombardo si può avviare senza modificare le leggi esistenti e sulla quale ci sarebbe già il sostegno di sindacati e professori. «Invece credo proprio che un’innovazione di questo tipo richieda una legge costituzionale, nell’ambito della riforma del federalismo, quindi anche un grande consenso politico – afferma Sabino Famiglietti, segretario provinciale Cisl Scuola – ad ogni modo siamo disponibili a ragionarci senza pregiudizi. Partendo dal presupposto che sono reali le problematiche connesse alla presenza di docenti chiamati a lavorare al Nord per concorso, provenendo da contesti molto diversi». E che a Varese sono tanti gli abbandoni di docenti che una volta ottenuta la cattedra, chiedono il trasferimento: «Succede spesso che il
professore diventato di ruolo vada da un’altra parte, nonostante la scuola abbia investito in quella persona e voglia tenersela stretta – prosegue Famiglietti – I trasferimenti continui sono una criticità e in questo senso, forse, si potrebbe più semplicemente introdurre un tetto temporale entro il quale, dal momento in cui si acquista la titolarità di cattedra, non ci si possa muovere per salvaguardare sia l’interesse nazionale che la qualità didattica. Su questi aspetti è giusto confrontarsi, consapevoli del fatto che bisogna muoversi con attenzione perché il rischio è quello di produrre guai superiori a quelli che si cerca di risolvere».È di tutt’altro avviso la Flc-Cgil: «Siamo contrari a questa proposta che vuole fare da apripista al federalismo scolastico rilanciato più volte dalla Regione – dice il segretario provinciale, Raimondo Parisi – È un’idea pericolosa che penalizzerebbe le regioni più povere del Paese, introducendo poi una chiamata diretta dei dirigenti scolastici inaccettabile perché smantellerebbe alla radice i criteri di equità della selezione e andrebbe a discapito del precariato: come si selezionerebbero i professori meritevoli senza concorso nazionale, forse per simpatia?». E la Cgil si dice già pronta alla protesta: «Lunedì, nell’incontro fissato con il provveditore regionale faremo il punto della situazione, ma posso già dire che sicuramente pianificheremo una mobilitazione contro una proposta che si va ad aggiungere al drammatico piano di razionalizzazione degli organici – conclude Parisi – Di certo, a differenza di quanto dice Formigoni, per una simile riforma bisognerebbe cambiare le leggi: se la Lombardia vuole fare da apripista nazionale con una simile scelta, auspico la convergenza di tutte le organizzazioni sindacali per contrastarla».Piero Orlando
s.bartolini
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