I leghisti stanno con Renzo: “Niente tifo per gli azzurri”

I leghisti stanno con Renzo: “Niente tifo per gli azzurri”

VARESE Una cosa è certa: nemmeno da Varese il tifo leghista si leverà per la nazionale di calcio italiana. Solo che a differenza di Renzo “la trota” Bossi, com’è stato taggato dal Senatur l’erede ventiduenne neo consigliere regionale a Brescia, i padani di Varese che ben conoscono il gioco delle parti stanno più attenti a non saltare a piedi pari in certi argomenti. Anche perché quando gli argomenti sono delicati l’effetto finale sarebbe quello dell’elefante in cristalleria, e lo hanno dimostrato a chiare lettere le reazioni all’intervista di Bossi jr pubblicata sulle pagine di Vanity Fair. Lui a giugno non tiferà il tricolore. «Io neanche» conferma il giovane padano Marco Bordonaro, «semplicemente perché non seguo il calcio». Ma c’è di più. Bordonaro non si dissocia dalla passione calcistica, ma si schiera in aperta opposizione: «Il calcio è un’arma di distrazione di massa», dice. «Mentre le cose vanno come vanno, le persone continuano a pensare alla squadretta del cuore e si lasciano distrarre da tutto il resto». Anche sul tricolore il leghista ha le idee chiare. «Inutile tirare fuori assurdi nazionalismi quando ci sono le olimpiadi o i mondiali di calcio», replica Bordonaro: «Quello che vediamo in queste occasioni e solo in queste, è la dimostrazione ulteriore che il tricolore non è la bandiera di una nazione ma di una squadra di calcio». Eppure è arrivato fin d’ora il nulla osta a una serie di eventi dedicati al mondiale, una proposta che già si prospetta all’orizzonte vista la decisione di rinunciare alla Notte Bianca varesina. «Ben vengano le partite dell’Italia», per Sergio Ghiringhelli, capogruppo del Carroccio in consiglio comunale che non guarderà i mondiali. Ma «se alla maggioranza dei cittadini piace è giusto dare il servizio che chiedono se i costi sono ragionevoli».

La voce più dissidente tra i varesini, a sorpresa, è quella del segretario cittadino Carlo Piatti: da juventino qual è non rinuncerà a guardare le partite dell’Italia. «Ma solo perché è piena di giocatori della Juventus», ci tiene a precisare; «Certo, se ci fosse la Padania sarebbe diverso, ma per adesso ci dobbiamo accontentare». Sorride invece all’idea dei tricolori pronti a sventolare in piazza: «Sono quelli che vengono tirati fuori dall’armadio per i grandi eventi sportivi e tornano a prendere polvere per il resto dell’anno».Nemmeno Alessandro Vedani guarderà i mondiali. «Non sono un appassionato. Anzi, quando ero single aspettavo solo i mondiali perché tutti erano impegnati e in giro era pieno di ragazze libere». Ma non ci sono ragioni politiche per la mancanza di fede calcistica, garantisce lui. «Il calcio e la religione sono soggetti a un approccio irrazionale e fideistico, per questo non vanno toccati dalla politica», spiega Vedani, e poi «in un momento di tensione come questo credo sia inopportuno alzare i toni su argomenti come il tricolore. Posso dire che l’Italia non mi appassiona minimamente dal punto di vista politico, che non sento un legame forte con questa nazione e che non vedo come potrei fare mio il tricolore finché il Nord sarà schiavizzato».«Il nostro è un paese un po’ strano – commenta Giangiacomo Longoni, eletto consigliere regionale – Come diceva il cardinale Biffi l’Italia è tenuta insieme solo dagli spaghetti e dal calcio». Lui nel cuore dice di avere la croce di san Giorgio. Ma essendo un dichiarato appassionato di sport e di calcio in particolare, appunto, farà comunque il tifo per qualcuno. «Penso che sceglierò qualche squadra del Terzo Mondo, magari dell’Africa visto che i mondiali si svolgono lì. Almeno da loro si gioca ancora per passione».Francesca Manfredi

e.marletta

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