VARESE Iacchetti porta Gaber all’Apollonio. Domenica 25 aprile, alle 21, sarà sul palco del Teatro di Varese di piazza Repubblica con «Chiedo scusa al Signor Gaber». Uno spettacolo-omaggio all’amico e maestro Giorgio Gaber. Biglietti ancora disponibili per i posti di platea 33 euro, prima galleria 28,50 euro, seconda galleria 24,50 euro. Emozione nel tornare nella sua Varese e un po’ di rammarico per le incomprensioni con la terra in cui ha a lungo vissuto.
C’è emozione nel tornare sul palco di Varese?
Mi auguro che il pubblico di Varese abbia la stessa emozione che ho io nell’attesa di ritrovarlo. In quel teatro ho avuto sempre dei bei successi: con “Provaci ancora Sam” e “Risate al 23° piano” ho fatto il tutto esaurito.
Uno spettacolo/concerto in omaggio a Gaber: come nasce l’idea?Prima è nato il disco. Volevo fare un omaggio a Gaber da quando non c’è più, da quasi dieci anni. All’inizio non volevo fare nulla di suo, ero troppo addolorato dalla scomparsa, poi al festival Gaber di Viareggio ho visto artisti di grande calibro interpretare le sue canzoni e
ho voluto rendergli omaggio. Mi mancava però l’idea e poi è arrivata: riprendere Gaber in bianco e nero quello della “Torperdo blu”, “Il Riccardo”, “Porta romana”, e rimodernarlo con l’inserimento di contaminazioni di artisti e musiche, rendendolo attuale. “Barbera e champagne”, ad esempio, contiene “Colpa di chi” di Zucchero e “Tanto, Tanto” di Jovanotti in un arrangiamento particolare.
Dal disco allo spettacolo: com’è stato il passaggio?
Alla base dello spettacolo c’è il disco che è andato bene e sull’onda delle critiche positive abbiamo pensato di mettere in scena un vero e proprio teatro-canzone come quelli che faceva Garber. Alle canzoni riarrangiate dalla Witz Orchestra e dal Marcello Franzoso, che tra l’altro è di Varese, si intrecciano monologhi d’atmosfera, d’intimità, eseguiti da me e da Giorgio Centamore seguiti da un ottimo apparato luci.
Quale era il suo legame col grande maestro Gaber?
È un rapporto personale di amicizia. Quando veniva a Milano ci vedevamo spesso. Era come se fosse uno zio che mi dava consigli e a cui io chiedevo consigli. Chiedevo soprattutto suggerimenti per le scelte televisive: avevo paura di sbagliare. E così quando mi toccava farla chiedevo: “secondo te la faccio o no?”. Gaber mi ha insegnato a fare della buona televisione e a rinunciare alla pessima televisione. Mi ha spinto a fare teatro perché si vede che vedeva che ci sapevo fare meglio.
Qual è l’insegnamento di Gaber?
Il rigore professionale: faceva di tutto finché arrivava alla perfezione. Io non sono così, perché arrivo dal cabaret e nel cabaret siamo tutti un po’ cialtroni, tendiamo a rompere quarta parete e a colloquiare con il pubblico, ma questo serve anche a distinguerci. Gaber era dunque rigore e studio. Prima di fare il disco ci sono voluti due anni di ricerca dei pezzi, di studio degli arrangiamenti e per l’esecuzione materiale. Due anni e guadagni pochissimo. Dopo poco che è uscito il disco, infatti, era già stato messo su internet da qualche cretino che lo ha rubato: in tutto sono 15mila furti sul sito e 7mila copie vendute per cui dico che in totale sono state diffuse 22mila copie.
A proposito di pirateria internet il ministro Maroni nei giorni scorsi ha suggerito di realizzare un portale gratis gestito da sponsor: cosa ne pensa?
Maroni mi è simpatico, ci siamo conosciuti quando non era in politica e suonava nei miei spettacoli. Ci siamo poi incontrati di recente da Fazio e ci siamo raccontati un po’ di cose. Il suo non è un pessimo discorso, ma credo che le grandi major non lo accetteranno mai. I ragazzi con 30 euro si mandano 7mila messaggi per un mese. Bisognerebbe proporre a Telecom e Vodafone di dare un contributo ai ragazzi in termini di abbonamenti a teatro e soldi per comprare dischi. I telefoni distolgono i giovani dalla cultura: non vanno più né al cinema né a teatro.
Televisione, teatro, musica, cabaret: qual è l’abito migliore per Iacchetti?
Io non vedo l’ora di cominciare questo spettacolo. Quando mi capita di farlo c’è un’emozione strepitosa, il teatro è la mia vera location naturale. Lì ci sono nato, ma in teatro non si guadagna più niente e ho bisogno di fare televisione. Cerco però di fare le cose più adatte a me e che possano non farmi vergognare.
Dopo il tour in cosa la vedremo impegnato?
Le dò uno scoop: presenterò “Velone” in giro per l’Italia. Mi diverto con le vecchiette in uno show dignitoso. Poi tornerò a “Striscia” e a Natale sarò a teatro con Giobbe Covatta in una commedia che si intitola “Niente progetti per il futuro”.
Si esibirà all’Apollonio, il teatro “provvisorio” di Varese.
Ci deve essere un teatro stabile a Varese, anzi mi sono offerto già mille volte di fare qualcosa per Varese in particolare a Luino, ma mi hanno cacciato 50mila volte. Il teatro è una questione di come vuoi vedere la città e proporla ai tuoi figli: o ne fai una città medioevale con i muri intorno o ti apri. Varese deve tantissimo all’Apollonio. Se non avesse avuto quel capannone sarebbe completamente morta e abbandonata. Ringrazio chi lo ha mantenuto in vita e vorrei vederlo pieno anche per me domenica. Però non basta, Varese ha diritto ad un teatro stabile per poter avere i finanziamenti, per fare tante cose, scuole, accademie.
Cosa deve alle sue origini adottive luinesi?
Mi hanno cacciato via da Varese, da Luino, non mi si sono mai filati di pezza. Ma io non serbo rancore, sono pronto a perdonare per il bene della cultura e dell’arte. Lo faccio di cuore per la passione per la mia città, non per soldi. Fate avere una copia del mio messaggio a Maroni; anche se lui è ministro degli interni, potrebbe intervenire presso i politici locali.
Elena Botter
v.colombo
© riproduzione riservata












