Tutta Varese in festa per il palio Maroni: “E’ la città più bella”

Tutta Varese in festa per il palio Maroni: “E’ la città più bella”

VARESE La lotta al crimine e l’ospitalità che la Chiesa deve dare allo straniero sono i due grandi temi che hanno incorniciato questa edizione della festa del patrono di San Vittore e del Palio Bosino. Il Ministro dell’Interno Roberto Maroni, dal Salone Estense, ha ribadito l’impegno nei confronti della lotta alla criminalità organizzata. Il vescovo Luigi Stucchi, in basilica, ripercorrendo la passione di San Vittore che nacque in Africa e fu decapitato a Lodi, ha posto alcune domande sulla fede che riesce a toccare in profondità persone di popoli tanto diversi.

La giornata è iniziata alle 10 del mattino, quando il ministro Maroni ha ricevuto la «Girometta D’Oro», la massima onorificenza che la Famiglia Bosina assegna dal 1958 ai cittadini che hanno reso illustre la terra bosina. «Sono davvero orgoglioso e commosso di ricevere questo premio dalla mia città – ha detto il Ministro – perché sono a Roma da tanti anni, ma mi sento di Varese. Ho iniziato qui come consigliere comunale di opposizione. Ho conosciuto tante persone oneste di cui sono diventato amico. Qui ho appreso i primi rudimenti di un’attività che mi ha consentito, per coincidenze e forse anche per qualche merito, di arrivare molto lontano».

Il ministro non ha quindi fatto mistero dell’amore per la propria città, definita da lui come «la più bella del mondo». «Ho voluto che si svolgesse a Varese il 28 e il 29 maggio il G6, l’incontro tra i ministri dell’interno di Germania, Francia, Spagna, Regno Unito, Italia e Polonia. Sarà presente anche l’equivalente americano del ministro dell’interno

e della giustizia. In questi anni abbiamo sequestrato alla mafia beni per 8 miliardi di euro (alcuni anche a Varese) e sono stati arrestati 23 dei 30 più pericolosi latitanti nazionali. Da Varese si esporterà il modello più avanzato di contrasto alla criminalità organizzata. La lotta non conosce tregua e non ci fermeremo finché la piovra non sarà vinta».

Dopo la premiazione Maroni, su una carrozza trainata da cavalli, si è spostato nella Basilica di San Vittore per la cerimonia con il rito del faro.

Il vescovo Stucchi ha recitato un’omelia intitolata «era giunto nelle nostre terre»: «Si dice che Vittore era giunto nelle nostre terre, quindi terre non sue, terre diverse. Vittore venne per un motivo preciso, cioè militare come soldato dell’esercito romano, quindi non aveva altro scopo, ma probabilmente portava nel suo cuore, come in ogni coscienza umana, domande nuove o domande antiche che non avevano fino a quel momento trovato risposta convincente». In questo percorso si evince in modo forte l’essenza della fede. «Vittore fu generato in Africa e morì a Milano, le due terre sono implicate nella stessa vicenda umana. È la forza vivificante di una chiesa ospitale che regala la stessa forza dello spirito. Che cosa è di così vero nella fede cristiana da toccare il cuore di tutti? San Vittore ha dato la risposta che sta all’origine di questa festa, preghiamo perché la stessa risposta possa stare anche nel cuore della nostra città. Moltissime persone attendono: giovani, senza lavoro, precari, esclusi, malati, soli e stranieri».

f.tonghini

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