VARESE Al voto manca ancora un anno ma in casa Pd è già aperta la caccia al candidato. Nomi per il momento nessuno ne fa (Giuseppe Adamoli quanto starà ai box?) e il partito si divide sui tempi e soprattutto sul percorso migliore per la scelta del proprio sindaco. In sintesi, primarie sì o no?
Il parlamentare Paolo Rossi, area Franceschini, ha lanciato un appello dal suo blog: il candidato va scelto subito e non c’è tempo da perdere. Considerando infatti le tempistiche necessarie ad una campagna elettorale efficace le amministrative non sono lontane, sono alle porte. Dunque, meglio darsi da fare, possibilmente “bene e subito”: così deve muoversi il Partito Democratico, secondo il senatore varesino, per trovare la persona giusta da mandare avanti nella corsa elettorale che andrà in scena a Varese, oltre che a Busto e Gallarate. Perché nemmeno nella capitale della “virtuale Padania”, come l’ha chiamata Rossi, c’è un risultato già scritto nella pietra. “La tendenza elettorale a queste latitudini è ben consolidata”, conferma Rossi, ma “battere Lega e centrodestra” non solo è un’ipotesi verosimile, “in altre città del Nord ci sono riusciti”. Lecco e Lodi ad esempio, per citare due casi lombardi, ma anche la più piccola Saronno, ai margini del Varesotto. Condizione irrinunciabile per arrivarci però è che i cittadini “si sentano partecipi, coinvolti, al centro degli interessi della politica”.
L’ipotesi delle primarie però non sembra raccogliere gli entusiasmi di tutti. “Ricordiamoci che il nostro obiettivo è individuare una persona in grado di raccogliere il massimo consenso possibile”, chiarisce Stefano Tosi, rieletto in consiglio regionale e segretario provinciale dimissionario: “le primarie in questo senso sono e devono restare lo strumento, non il fine”. Per quanto siano uno strumento di partecipazione che va oltre i tradizionali confini del centrosinistra proprio come diceva Paolo Rossi, non sempre hanno permesso di raggiungere l’obiettivo di cui sopra,
quello cioè di raccogliere consenso. Per questo, secondo il segretario provinciale, sarebbe bene ridimensionarne il loro peso anche nell’ambito delle prossime amministrative. “Ci sono candidati sindaci scelti con le primarie che hanno perso – spiega Tosi – e ci sono altri che hanno vinto facendone a meno”. Ma parlarne adesso in ogni caso è prematuro. “Credo se ne potrà parlare nei prossimi mesi. Per adesso mi pare forse più importante scegliere i temi essenziali e individuare una persona capace di convogliare il consenso”.
“Dipende dalla situazione politica che si verrà a creare”, aggiunge Roberto Molinari, segretario cittadino, restando al tema di primarie. Anche per lui la discussione è precoce, soprattutto considerando che il panorama delle future alleanze è particolarmente nebuloso. “Le primarie hanno un senso soprattutto quando si corre in coalizione – spiega il segretario – ma al momento non abbiamo nemmeno stabilito il programma”. Quello che ha in mente Molinari in tema di alleanze però è un quadro abbastanza preciso. Le porte sono aperte all’Udc, “se vogliono un progetto politico serio sanno che la loro unica speranza siamo noi”, e chiuse all’Idv, “non mi interessa cosa faranno a livello nazionale con Di Pietro, io non dipendo da Roma e a Varese decidiamo noi. Nel 2002 ricevevo telefonate che mi dicevano di accettare la candidatura di Fassa; li ho mandati a quel paese, e come l’ho fatto allora lo farò adesso”.
f.tonghini
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