Roma, 28 set. (Apcom) – Siete la mia unica speranza. Sajjad Ghaderzadeh, figlio di Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana condannata alla lapidazione per adulterio e concorso in omicidio del marito, si appella ai Paesi dell’Unione europea. E lo fa con una lettera accorata, pubblicata oggi su ‘Tolerance.ca’, sito che ospita interventi e appelli dei dissidenti iraniani.
“Ho perso mio padre e ora questo governo vuole portare via a me e a mia sorella nostra madre, per un crimine che non ha commesso” ha scritto Sajjad. “Voi tutti sapete che mia madre è innocente e che ha trascorso cinque anni in un freddo buco. Per un momento, mi immagino al posto di mia madre, dietro quelle sbarre, a vivere in attesa di essere lapidato. Immaginatelo anche voi” ha aggiunto.
“La verità è che non ho ancora perso la speranza, grazie a voi politici, mass media, organizzazioni umanitarie, cittadini del mondo e grazie al nostro avvocato, Houtan Kian, perché siete ancora con noi. Ma temo il giorno in cui il telefono squillerà e una voce ci dirà: “La condanna di vostra madre è stata eseguita”. Da quel momento, la mia vita e quella di mia sorella non saranno più le stesse” ha scritto.
“Vi dico queste parole, che arrivano dal profondo del mio cuore: aiutateci. Voglio che i 27 Paesi dell’Unione europea rispondano a questa lettera prima che la Repubblica islamica esegua la condanna di mia madre – ha concluso il figlio di Sakineh – siete la mia unica speranza”.
Pca
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