VARESE (a. morl.) Per ora la polizia locale non ha dato sanzioni ai pubblici esercizi che hanno fatto entrare Fido. Ma, nonostante una mozione presentata il 26 aprile da 21 consiglieri comunali, continua ad essere in vigore l’ordinanza 6 del 3 marzo 2010 che da una parte apre ai cani la possibilità di accompagnare i padroni nei negozi, dall’altra ribadisce il divieto di ingresso in bar e ristoranti.
Per abolire questo divieto, Alberto Sparaciari, proprietario di un maltese, ha creato il comitato “amici dei cani” e raccolto oltre 1000 firme che sono poi state portate in comune. A tanto impegno, però, non ha ancora fatto seguito alcun risultato. «Credo che Varese sia una città “immobilista” – dice Sparaciari – Si sa che queste leggi sono una cosa “all’italiana” visto che nessuno le rispetta, ma noi riteniamo che un ristoratore debba poter scegliere se far entrare o meno i cani nel proprio locale».
Il divieto sembra essere in palese contraddizione con la campagna “Turisti a 4 zampe” promossa dal Ministro Michela Vittoria Brambilla e così Fabrizio Mirabelli, consigliere comunale del Pd, le ha scritto per chiederle un parere sulla questione varesina. «La situazione è molto confusa – afferma Mirabelli – L’assessore Giordano si appella a quanto scritto sul regolamento comunale di
igiene mentre una nota dell’Anci (associazione nazionale comuni italiani) dice che “vietare l’ingresso ai cani nei locali pubblici e quindi negli esercizi commerciali è illegale”. Le norme di igiene alimentare, inoltre, stabiliscono chiaramente che il divieto riguarda i luoghi dove gli alimenti vengono preparati, trattati o conservati. Sono dunque esclusi i locali in cui si somministrano alimenti e bevande».
Non è dello stesso parere, però, l’assessore al commercio Salvatore Giordano (Pdl), che nella sua vita ha avuto un cocker, un sette inglese, un bracco italiano, un volpino, un gatto e qualche pennuto (piccioni compresi). «Sono un amante degli animali e ho fatto il possibile per venire incontro ai proprietari dei cani. Io non ho fatto altro che consentire l’ingresso dei cani nei negozi. Cosa che, fino alla delibera 6, era vietata. Nella delibera, però, si è dovuto obbligatoriamente specificare anche i divieti, indicando le rispettive sanzioni – i proprietari che fanno entrare Fido rischiano dai 25 ai 500 euro di multa -. Per consentire ai cani di entrare anche nei bar e nei ristoranti bisogna modificare il regolamento di igiene del comune. Non posso farlo io, la decisione deve essere presa in consiglio comunale. La mozione che è stata presentata, inoltre, voleva abolire la delibera e non modificare il regolamento comunale di igiene, quindi, mi sembra che non porti ad alcun passo avanti. Inoltre, l’ultima mozione che abbiamo discusso è datata 2007, quindi ora che si arriverà a quella presentata ad aprile dovrà passare un bel po’ di tempo. Per concludere: non ovunque si possono applicare le concessioni del ministro Brambilla, ci sono dei regolamenti locali che vanno rispettati».
«Quello che è sicuro è che non c’è stata ancora la volontà di affrontare questo problema – aggiunge Mirabelli – Ormai l’estate sta finendo. I turisti che sono venuti a Varese con il proprio cane saranno andati a cenare a Gavirate, Porto Ceresio, Laveno o Luino, dove non esiste un analogo divieto».
L’articolo 83 del regolamento di polizia veterinaria si limita a stabile l’obbligo di museruola e guinzaglio per i cani condotti nei locali e sui mezzi pubblici. Non essendoci alcun rischio igienico, dare ai ristoratori la facoltà di decidere se Fido può entrare o meno nel proprio locale è una questione di buon senso, prima che politica. Adesso ci si attende che il Ministro Brambilla intervenga per sciogliere ogni dubbio.
e.marletta
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