Roma, 26 ago. (Apcom) – Basta lotta di classe, l’Italia deve inventarsi un nuovo patto sociale per uscire dall’immobilismo. E la vicenda di Melfi lo esemplifica: così l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, intervenendo al meeting di Cl a Rimini. “Non siamo più negli anni Sessanta” ha detto Marchionne, aggiungendo che occorre abbandonare l’idea di una “lotta tra capitale e lavoro e tra padroni e operai”. “Serve un patto sociale, uno sforzo comune per condividere sacrifici e impegno e dare al Paese la possibilità di andare avanti” ha aggiunto Marchionne, appluaditissimo dalla platea: “erigere barricate nel sistema alimenta la guerra in famiglia”.
“In Italia ci manca la voglia o abbiamo paura di cambiare” ha detto Marchionne. “Molto spesso le ragioni del declino sociale ed economico di un Paese hanno a che fare con ciò che non abbiamo saputo o voluto trasformare, con l`abitudine di mantenere sempre le cose come stanno. Questo è stato per tanto tempo anche il grande male della Fiat”.
“Quello a cui stiamo assistendo in questi giorni – ha aggiunto riferendosi al caso Melfi “è la contrapposizione tra due modelli: uno che si ostina a proteggere il passato e un altro che ha deciso di guardare avanti”. “La gravità delle accuse che ho sentito muovere verso la Fiat mi ha costretto a cambiare radicalmente il testo del mio discorso” ha aggiunto.
“Non so quali siano i motivi di questo scontro, quello che so è che fino a quando non ci lasciamo alle spalle i vecchi schemi non ci sarà mai spazio per vedere nuovi orizzonti”.
Nello stabilimento Fiat di Melfi, ha aggiunto Marchionne, la Fiat “ha rispettato la legge e ha dato piena attuazione alla sentenza della magistratura”.
A margine dell’intervento, l’Ad di Fiat ha comunque assicurato: “Ho grandissimo rispetto per il presidente della Repubblica come persona e per il suo ruolo istituzionale e accetto da lui l’invito a cercare di trovare una soluzione a questo problema”.
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