Roma, 27 ago. (Apcom) – Il governo Berlusconi non è destinato ad arrivare alla fine di questa legislatura: su alcuni “punti di fondo” la maggioranza “è in disfacimento” e “non può rimontare”, dice Pier Luigi Bersani arrivando a Rimini, al Meeting di Cl. Per questo i democratici puntano tutte le loro carte sulla legge elettorale: è quello lo strumento per aprire il dialogo con tutti i soggetti ai quali è rivolta la strategia democratica illustrata ieri dal segretario su Repubblica.
Il primo di questi soggetti è Gianfranco Fini, al quale Bersani offre una sponda non per un’alleanza politica ma per discutere “di aspetti costituzionali e leggi elettorali, perché stiamo parlando di regole del gioco”. Poi a Pier Ferdinando Casini: il leader dell’Udc lo definisce “interlocutore affidabile e serio”, non esclude alleanze transitorie e sottolinea che considera “pienamente condivisibile l’idea che non si possa tornare alle urne prima di aver riscritto una legge elettorale con l’obiettivo di restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri parlamentari”. Note positive all’indirizzo del leader Pd giungono anche dalla sinistra esclusa dal Parlamento dopo la rottura “consensuale” sancita da Fausto Bertinotti e Walter Veltroni: “La presa di posizione di Bersani – osserva Paolo Ferrero (Prc) – costituisce un passaggio importantissimo”, anche perché “mette la parola fine alle ipotesi bipolari e bipartitiche che Veltroni e i suoi alleati stanno continuando a perseguire”.
La legge elettorale quindi è il fulcro della strategia democratica. Ci sta lavorando l’ex presidente della Camera Luciano Violante, ma con prudenza perché con la legge elettorale vengono le formule politiche: il ‘nuovo Ulivo’ proposto dal leader sembrerebbe più adatto a una competizione fondata sul ritorno del ‘mattarellum’, mentre non è un segreto che un patto con l’Udc (e probabilmente anche con la sinistra fuori dal Parlamento) sarebbe reso più agevole da una legge alla tedesca, prevalentemente proporzionale. E non a caso oggi il vicepresidente dei deputati Pd Michele Ventura precisa: “Non vogliamo impiccarci alle formule, lavoriamo per l’intesa”.
Ma Bersani, che pure negli ultimi mesi è riuscito ad allargare il suo consenso nel partito ed incassa il sostanziale consenso di Romano Prodi, Dario Franceschini e di Piero Fassino, deve fare i conti con la freddezza di Veltroni e con le punture di spillo di un esponente molto in vista: Sergio Chiamparino, sindaco di Torino autocandidatosi alle primarie dopo che lo aveva fatto un esponente esterno al partito come Nichi Vendola. “Quello di Veltroni è un contributo utile”, dice. Mentre sul ‘nuovo Ulivo’ “mi sembra che vada rafforzato il messaggio programmatico. C’è qualche accenno a un federalismo che deve unire, ma per il resto non c’è molto”.
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