Roma, 28 ago. (Apcom) – Il ministro della Giustizia Angelino Alfano promette “investimenti straordinari nel sistema giustizia per adeguare la macchina alle nuove esigenze del processo breve”: sembra essere questa l’ultima ipotesi di lavoro per superare il ‘niet’ dei finiani sul contestatissimo disegno di legge del centrodestra, fermo da mesi alla Camera dopo l’ok del Senato. Il Guardasigilli la propone in un colloquio con il Correiere della sera, e dalle pagine del Giornale gli fa eco Silvano Moffa, considerato uno delle ‘colombe’ di Futuro e Libertà, spiegando che “più soldi” ai magistrati renderebbero possibile un sì condiviso al provvedimento.
Il ministro assicura: “Siamo pronti a incontrare i magistrati dei principali uffici giudiziari per concordare le scelte organizzative più efficaci” e “questi incontri si avvieranno immediatamente, in parallelo all’esame del disegno di legge”. Resta da stabilire la reale entità dei fondi disponibili e la tempistica con la quale potranno essere utilizzati. Per Alfano, scrive il Corriere, i soldi si potranno ricavare da quelli “risparmiati” sui risarcimenti che l’Europa impone all’Italia a causa elle lungaggini della giustizia.
Il finiano moderato Moffa ha la stessa idea, in contemporanea, sul Giornale più antifinano che c’è, quello diretto da Vittorio Feltri: “Nessuno – premette – intende logorare il Governo. Sarebbe una forma di autodistruzione”. E quanto al processo breve, andrebbe legato “alla questione fondamentale: la Corte dei diritti dell’uomo ha
condannato ripetutamente il nostro paese per i processi lumaca. Ma bisogna creare le condizioni perché i processi si possano fare”. Più soldi alla magistratura? Chiede l’intervistatore. “Esatto”, replica Moffa. “Quello che bisogna evitare è lo spacchettamento dei provvedimenti. Il processo breve sciolto dal resto verrebbe percepito come una legge ad personam”. (segue)
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