Busto, le ferite di Borsano sono ancora aperte

Busto, le ferite di Borsano sono ancora aperte

BUSTO ARSIZIO Borsano oggi ricorderà due volti speciali, nelle commemorazioni dei defunti. Anche perché tra un mese è in arrivo una ricorrenza. Il 3 dicembre segnerà infatti il primo anniversario dell’esplosione di Borsano: pochi minuti dopo le 7 via San Pietro tremò e due persone, Stefania Zhu, diciannovenne di origine cinese, e Andrea Rosignoli, 30 anni, persero la vita nel crollo che investì la palazzina al civico 7 della strada nel cuore del rione. I numeri di quella che è la peggiore tragedia che Busto ricordi sono impressionanti: 35 persone sfollate, 6 famiglie rimaste senza casa, centinaia di migliaia di euro di danni. Oggi l’inchiesta prosegue, ci sono tre indagati – dipendenti Agesp – ma aspettando il pronunciamento della giustizia le ferite sono ancora visibili. Di più, i borsanesi non sanno quando verranno risarciti, però è già un’impresa farsi ripristinare la segnaletica o un lampione. Una situazione che mette molta amarezza.  Tra gli intervistati Santo Pesce, che nell’esplosione

rimase ferito. Il boato lo investì mentre usciva dal box con il suo scooter per andare a lavorare. «Ricordo – spiega – Che ero uscito verso le 6.30 di quella mattina: c’era la raccolta porta a porta del vetro e io ho messo fuori il bidoncino. Ho sentito una terribile puzza di gas e ho pensato: ieri sera sono stati chiamati quelli di Agesp, lo sapevamo tutti, non sarà niente. Poi lo spostamento d’aria mi ha investito buttandomi a terra. Non lo dimenticherò; ho cercato di dare una mano. Quelle persone bloccate in casa, la ragazza sotto le macerie. E ero il silenzio». Anche Pesce guarda al lampione assente: «E’ una sciocchezza ma per noi è importante. D’inverno un punto luce è fondamentale; è una piccola cosa ma a noi serve e serve a far comprendere al rione di non essere stato dimenticato». Simona Carnaghiil servizio completo e il ricordo di Stefania e Andrea sul giornale di oggi

m.lualdi

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