Galleani, la leggenda di Masnago"Il segreto? Cecco, Max e Pilla"

di Samuele Giardina

VARESE «Una lunga carriera al servizio della Pallacanestro Varese. Grazie Sandro: professionista impeccabile, uomo spogliatoio, biancorosso per sempre». Così recita l’incisione dorata. «Però non sono sempre stato biancorosso… c’è anche il gialloblu». E il bianconero Girgi, il biancoverde Star/CiaoCrem o il biancoazzurro della DiVa: gocce nell’immensità di Sandro Galleani, premiato appunto domenica per una lunga, enorme carriera iniziata nel 1971 e terminata l’anno passato.«Ce lo sei come bandiera», frase epica di Nikolic e titolo della sua biografia: ora è ufficiale.Sì, evidentemente mi considerano una bandiera ammainata! E me l’hanno pure fatta, perché mia moglie Egidia sapeva tutto, l’aveva avvisata Claudio: ho iniziato a mangiare la foglia quando ho visto al palazzetto l’altro nostro figlio Gabriele e Riccardo, mio nipote, due che con il basket centrano niente. Neanche il tempo di chiedermi «che ci fanno qui?» ed ero in mezzo al campo con maglia, targa e tutto il resto.Riesce a considerarsi osservatore esterno?Certo: troppa la delusione patita l’anno scorso e le sensazioni di pesantezza dell’inizio di questo, quelle che mi hanno fatto dire «stacca se no ti ammali». Non so cosa mi sia successo, ed ero pure già d’accordo con Cecco, Max e Pillastrini. Adesso sono tranquillo, vado alla partita e la prova del nove l’ho avuta entrando in spogliatoio: non ho avvertito sofferenza. Un domani chissà, magari mi riavvicinerò, ma ora sto bene così.C’è pur sempre la valvola di sfogo della nazionale.Dove vado con l’animo leggero perché, almeno quelli che solo lì, ci credono. Ho vissuto una bellissima estate, sono stato felice, anche se sportivamente abbiamo fatto disastri. Apro una parentesi, invece, per chi non ritiene necessario vestire l’azzurro: penso ai nostri in Nba, che magari una mezza ragione possano averla, ma anche a chi è qui e una ragione non ce l’ha.Il quadro dell’attuale Cimberio.Il cambiamento radicale serviva ed è stato eseguito al meglio per tre motivi: Cecco, Max e Pillastrini. Conosco le storture del basket e, quindi, devo dire «le cose miglioreranno se continueranno a lasciarli lavorare». Anche i futuri inserimenti, per esempio, dovranno seguire la strada della crescita graduale. Questo gruppo non va stravolto

inseguendo il tutto e subito: due innesti importanti e via al lavoro. La squadra con cui abbiamo vinto la stella come è stata costruita?Pillastrini secondo Galleani.E’ una persona molto apprensiva che nella sua apprensività dà tranquillità: questo il suo segreto. Oltre a una pallacanestro semplice e comprensibile.Un concetto da allenatore…Lasciamo perdere: Recalcati e Frates, a Porto San Giorgio in preparazione ai Mondiali in Giappone del 2006, ci hanno provato. Li vedo che confabulano e poi mi fanno: «Sandro, fai il discorso pre-partita». L’ho fatto citando una classica di Nikolic: «Andate e vincete!». Poi, quei due là, mi hanno insignito della lavagnetta da allenatore: un’altra emozione.Piuttosto, Claudio?Come professionista è adatto perché è cresciuto sotto un bacchettone come me: sono stato molto più duro con lui che con altri ragazzi. Ora c’è solo l’orgoglio di vederlo al mio posto, prima c’erano anche diversi dubbi: riuscirà a diventare Claudio e non il figlio di? Per lui non è stato un percorso facile, la mia eredità era troppo pesante: quando è andato a Trieste e Roma sono stato felice potesse lavorare e migliorare al di fuori di Varese. Altro esempio: nel 2004/5, allenatore Cadeo, avevo già deciso di lasciargli il posto, la transizione sarebbe andata bene proprio per la conoscenza con Giulio. Poi, invece, il suo taglio per Magnano ha imposto l’alt: Ruben arrivava da fuori e, come chiunque del resto, si sarebbe fidato solo di Sandro Galleani. Davvero, per Claudio è stato complicato.Una speranza e una certezza per l’anno che verrà.Non so cosa può succedere per impedire a questa squadra di andare su: non sono scaramantico ma condivido la scaramanzia dello sport, quindi silenzio. La certezza è sempre lei, la squadra da non smantellare e su cui inserire i famosi due tasselli: le novità vanno assimilate e fatte con calma, se si crede in un progetto. La Cimberio sa giocare a pallacanestro e, per stare in A1, non ha bisogno di essere ribaltata.C’è un preferito?Galanda, è quello che ho avuto per più tempo, e i nostri ragazzi. Su Gek mi sono sbilanciato già nell’anno dello scudetto, lui mi ha ripagato.

a.confalonieri

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