Italia-Libia/ Hostess Gheddafi divise: convertirsi o incassare?


Roma, 30 ago. (Apcom)
– Per qualcuna “è una questione di fede”, per qualcun’altra “di soldi”. Qualcuna guarda alla Libia come a una terra di santi, qualcuna come a un’ipotesi di guadagno. Si dividono, le oltre 500 ragazze che ieri, dietro compenso, hanno partecipato al raduno di proselitismo promosso dal colonnello libico Muammar Gheddafi a Roma. E tutte raccontano la propria versione ai giornali, alle televisioni, alle mamme, ai fidanzati. Unica costante: nessun riferimento a clima ‘da festino’. Di religione si sarebbe dovuto parlare, e così è stato.

Eppure, Angelica, ragioniera 25enne (nome di fantasia), racconta a Repubblica di una partecipazione “solo per soldi. Se Gheddafi avesse saputo che eravamo pagate – racconta – non avrebbe accettato di incontrarci”. E invece, il leader libico evidentemente non lo sapeva, visto che, nel racconto di Angelica, “terrà un incontro anche domani (oggi, ndr)”, al quale la ragazza “al pari dell’80% delle altre” parteciperà “solo per soldi”. Niente a che vedere con il percorso di Rea Beka, albanese d’Italia, che ieri si è convertita all’Islam dinanzi al Colonnello e alle colleghe. “Una strana conversione” per Angelica, ma Rea rilancia e ci crede: “mi sento purificata, ora faccio il digiuno, rispetterò il Ramadan”. Il Colonnello, racconta Rea spiegando l’apprezzamento del fidanzato per la conversione, “è come uno di quei saggi antichi a cui si rivolgevano i cavalieri prima di andare in battaglia, un saggio che dà consigli”. E che, secondo Natalia, che ha raccontato la sua versione alla Stampa, sa anche far sentire “le donne regine”. Oggi si replica. Nuovo incontro con le ragazze all’accademia Italia-Libia.

Gic

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