A Varese beffa dopo il rogo L’assicurazione non paga

A Varese beffa dopo il rogo L’assicurazione non paga

VARESE Dopo la devastazione, la beffa: i mezzi della protezione civile non erano assicurati. O meglio, erano assicurati, ma tra le spese decurtate da Palazzo Estense sono finite proprio le clausole furto e incendio. Adesso la faccenda è passata nelle mani dell’ufficio legale che proverà a verificare se esiste qualche residua speranza di ottenere una copertura. Le previsioni di Gianluca Siciliano, responsabile della squadra di Varese, sono tutt’altro che rosee sul tema. Molto più positivo invece sulla forza del gruppo varesino che sta tirando fuori le unghie: entro un mese, in un modo o nell’altro, torneranno al lavoro. «Ci siamo riuniti martedì sera con tutti i volontari proprio con l’intenzione di rimetterci al lavoro al più presto e pensiamo di farcela entro settembre».Certo che per farcela avranno bisogno di mezzi, e le risorse scarse di Comune e Provincia di certo non aiutano. Tanto meno aiutano le scelte fatte nel recente passato, anche se non si sa quando e da chi, che hanno escluso o quasi la possibilità di essere risarciti dall’assicurazione. Alessio Nicoletti, consigliere di Movimento Libero che ha segnalato l’assenza delle specifiche clausole nelle polizze, dà la battaglia per persa in partenza: «Certo che l’assicurazione non risponderà, ma togliere furto e incendio da mezzi di quel valore per risparmiare è una cosa che non sta né

in cielo né in terra, tanto più quando si spendono 3 mila euro al mese di soldi pubblici per un capo di gabinetto». A questo punto, chiede «con che criterio, quando e da chi sono stati effettuati gli eventuali tagli alle assicurazioni». A Ciro Grassia (Pdl), assessore a bilancio e patrimonio nel precedente mandato, «sembra strano che non ci fossero furto e incendio». Comunque sia, «sono scelte che non vengono prese dalla parte politica, noi avevamo dato mandato a un broker di trovare l’assicurazione più conveniente».Il gruppo di Varese intanto fa appello alla politica. «Da martedì mattina ci sono arrivati moltissimi messaggi di vicinanza da tutti i livelli istituzionali – commenta Siciliano – adesso ci aspettiamo che almeno la metà di quelli che sono intervenuti ci aiutino concretamente entro settembre». Non è sfuggito però al responsabile che la politica ha sì espresso solidarietà e sostegno, ma cercando di sopperire all’attività del gruppo varesino con i gruppi di propria competenza, e non attraverso il finanziamento di nuovi mezzi. Eppure, perché i 43 volontari della città giardino tornino sul campo, servono proprio quelli. «Per ricominciare almeno temporaneamente avremmo bisogno di tre fuoristrada e di un gommone», dice il coordinatore, «oltre a tutta l’attrezzatura che è stata distrutta nel rogo. Ci vogliono attrezzi, idropompe, motoseghe, generatori di corrente». Francesca Manfredi

s.bartolini

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