A Varese il cibo è “salato” E pure il pranzo è pesante

A Varese il cibo è “salato”
E pure il pranzo è pesante

Varese è una città “salata”: si parla di alimenti, ma non dal punto di vista culinario.

La rilevazione dei prezzi di alcuni beni e servizi di largo consumo in Lombardia, realizzata dalla Camera di Commercio di Monza e Brianza con il coordinamento scientifico di Ref Ricerche, pone la Città Giardino ai primi posti delle classifiche dei rincari dell’ultimo anno.

È il costo degli alimentari a far segnare l’aumento più significativo: 4,5% in più rispetto a 12 mesi fa.

Il dato si inserisce in una crescita regionale dei prezzi di 1,2% e fa di Varese la città lombarda che ha riscontrato la differenza maggiore rapportata al 2013. Insieme a Milano, Varese è anche il capoluogo lombardo più caro in assoluto: a confronto con il paniere Lombardia, la percentuale è di +8,5.

Con il carrello della spesa pieno, nelle tasche delle famiglie lombarde restano in media 28 euro in meno rispetto al giugno 2013.

Se Varese malauguratamente primeggia nella classifica dei rincari, seguita da Lecco e Milano, le città che hanno avuto i prezzi più contenuti sono Cremona e Bergamo: nella patria del torrone, la curva vede un’impennata minima (0,1%); la Città dei Mille è invece l’unica che fa registrare una diminuzione nell’arco temporale considerato (-0,5%).

Nella morsa della crisi, la contrazione del potere di spesa dovuto agli aumenti si combatte solo con l’attenzione alle offerte. La medesima ricerca registra una possibilità di risparmio che varia dal 20% al 36% se la selezione dei prodotti acquistati segue il ritmo delle promozioni.

Il ricorso a generi scontati nella grande distribuzione si mantiene infatti intorno ai massimi storici, vale a dire il 30% dei prodotti venduti.

Le offerte sono, tuttavia, un’arma dal raggio temporalmente limitato nelle mani dei consumatori e le sorprese negative si insidiano dietro l’angolo.

«Le promozioni ti danno l’effettivo sentore del risparmio – è l’opinione di , cittadina intercettata fuori da un supermercato di Varese – Quando terminano, però, il prezzo dei medesimi prodotti viene spesso alzato rispetto al periodo antecedente alla promozione stessa, azzerando il vantaggio acquisito».

«Che Varese sia una città cara è evidente nella spesa di tutti i giorni – dice invece – Fare una scorta alimentare necessaria alle esigenze familiari conviene solo negli “hard discount”: gli sconti degli altri supermercati hanno “un’evidenza plastica” fatta solo per attirare clienti, il vantaggio alla cassa non è tangibile».

Nemmeno le colazioni e i pasti in pizzeria consumati nella nostra città si rivelano economici: sempre in accordo con i dati diffusi dalla Camera di Commercio brianzola, la classica combinazione tra pizza, bevanda e caffè costa in media 11,19 euro, valore che pone Varese al secondo posto della relativa classifica lombarda, dietro la sola Pavia.

Una differenza di oltre tre euro rispetto alla più economica Brescia (8,06) e di due in relazione a Como (8,91).

Anche l’accoppiata cappuccino-brioches non dà beneficio alle tasche dei varesini, se confrontata con altri luoghi: a fronte di una media regionale di 2,34 euro, la colazione nei nostri bar costa 2,39 euro, il prezzo lombardo più alto dopo quello di Cremona.

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