VARESE «Non chiamateci Guglielmo Tell. E neppure Robin Hood, perché il tiro con l’arco è uno sport per tutti, mica per gli eroi». E’ questo il pensiero che ricorre tra gli arcieri che, da tutta Italia, si trovano in questi giorni a Varese, per partecipare alla Coppa Italia delle Regioni, 9° Memorial Gino Mattielli. «Altro che personaggi leggendari, questo è uno sport ricco di umanità – dicono gli adepti – Quello che più ci interessa è il piacere di stare insieme e misurarci con noi stessi». L’inizio oggi ai Giardini Estensi, con una cerimonia di apertura degna di Giochi senza Frontiere, con tanto di inno di Mameli suonato in versione rock. Domani e domenica la sfida, che vedrà sul campo le squadre regionali. Obiettivo: sottrarre il podio alla Lombardia, campione nell’ultima edizione della manifestazione (che nel 2008 si svolse a Varese, proprio come oggi). Tra i giocatori ci sono persone di tutte le età e di tutte le corporature. Uomini e donne. Padri, madri e figli. E anche qualche nonno. «La cosa più interessante del tiro con l’arco è proprio la sua trasversalità generazionale e geografica – spiega Giggi Cartoni, di Roma – L’arciere in carrozzella può andare alle Olimpiadi accanto al normodotato. Ci appassiona il senso della squadra e il poter girare l’Italia. I giocatori di squadre diverse fanno amicizia subito dopo aver scoccato la freccia». Giancarlo Colantonio, di Avezzano, in provincia dell’Aquila, ha 55 anni e si è avvicinato allo
sport 15 anni fa per «curiosità, passione, spirito di squadra». Bruno Derudas è sardo, ha 61 anni e tira frecce da quando ne ha compiuti 42: «Ho iniziato ad appassionarmi “a colpire a segno” con la passione della caccia, poi ho seguito i miei figli che volevano imparare a tirare con l’arco. Nel 2001 ho avuto già i primi risultati». C’è anche chi ha fatto dell’essere arciere una filosofia di vita. Come Massimo Elentri, 23 anni, medaglia d’argento ai campionati regionali per la squadra lombarda: «Il tiro con l’arco insegna a guardare i propri obiettivi e fare di tutto per raggiungerli, estraniandosi dal contesto. Richiede una grande concentrazione, la stessa che poi può tornare utile durante un esame all’università o un colloquio di lavoro». «Altro che spezzare in due una mela con un dardo – dice Francesco Fogli, 47 anni, campione regionale lombardo – Quello che si allena è soprattutto la mente, ognuno deve acquisire la capacità di concentrazione. Bisogna imparare a non aver paura di sbagliare. Questo è uno di quelli sport che insegna a avere sangue freddo». «Una vera e propria palestra per migliorare l’autocontrollo» sintetizza Mario Bonino, presidente del Comitato regionale della Sardegna federazione tiro con l’arco. Le gare si svolgeranno domani e domenica a Varese, nel campo di via Valle Luna e a Castiglione Olona, a Campo Campagna. Come ha augurato Mario Scarzella, presidente Fitarco: «Che a vincere sia il più bravo, non il migliore».Adriana Morlacchi
s.bartolini
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