VARESE Allarme agricoltura da Varese in su. Fa caldo, troppo caldo, e per di più non piove. Una banalità solo in apparenza, che banale in realtà non è per chi con il clima deve fare i conti per il proprio lavoro.
Gli agricoltori, prima di tutto, e gli allevatori indirettamente, che fin d’ora mettono in guardia su quel che accadrà nelle prossime settimane: se la tendenza non dovesse cambiare, tra non molto spunteranno con largo anticipo le prime fioriture, ma geleranno e andranno distrutte.
Così i produttori locali incrociano le dita sperando in un repentino cambiamento climatico. «Il caldo sicuramente è stato anomalo per il periodo – conferma il meteorologo Gianluca Bertoni – Non tanto per la temperatura massima del mese, che è stata finora di 14,4 gradi e non è un’anomalia. Piuttosto negli ultimi otto giorni la massima è sempre stata superiore ai dieci gradi». Il risultato è che la temperatura media di gennaio è risultata di ben 2,5 gradi sopra alla norma. Solo in tre occasioni, per contro, la minima è scesa sotto zero.
Fa caldo giorno e notte quindi, ma non è la prima volta che accade. Ci sono stati altri inverni varesini caratterizzati dall’alta pressione; l’anomalia è la persistenza del bel tempo e del clima mite. «La causa è la presenza dell’anticiclone subtropicale che in quella posizione non fa passare le perturbazioni e mantiene le correnti da nord – spiega Bertoni – quindi da noi si attiva l’effetto favonico. Questo caldo è appunto il frutto dell’effetto favonico».
La stranezza inoltre è che nonostante faccia caldo un po’ ovunque, il fenomeno della mancanza di precipitazioni si limiti al Meridione d’Europa. Dall’altra parte delle Alpi invece c’è neve in abbondanza, ad esempio in Francia e Austria. «Per adesso non si vedono gli effetti», spiega Fernando Fiori, presidente di Coldiretti, «ma solo perché d’inverno è tutto fermo. In agricoltura le conseguenze si pagano a distanza di sei mesi». E per il prossimo semestre, se le cose non cambiano in fretta, per gli agricoltori sono previsti tempi grigi.
Due i problemi con cui fare i conti, per il settore. «Il primo dipende dalla siccità. L’acqua manca più o meno da un mese e se continua così non si riempiono le falde. Il risultato sarà devastante», spiega Fiori. Il secondo, altrettanto grave, dipende dalla temperatura tiepida se non addirittura primaverile durante il giorno. «Farà anticipare le fioriture per il caldo diurno – dice il presidente – ma con le gelate o le brinate di notte va tutto perso».
Il rischio riguarda tutto quello che può inizire a vegetare presto. Tra i prodotti locali, non sono esentate dal pericolo di anticipazione e successivo congelamento le pesche di Monate, gli asparagi di Cantello e le viti dei ronchi d’Angera. Sulle coltivazioni più diffuse e importanti del Varesotto invece ci sono soprattutto le verdure e le piante da coltivazione.
s.bartolini
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