Roma, 30 giu. (Apcom) – Tutti con il naso all’insù, per una volta
però lo sguardo non è rivolto alle nuvole, che pure si
intravedono oltre l’avveniristico tetto trasparente del campo
centrale dell’All England Club: l’attenzione è tutta per la nuova
copertura, la prima negli 87 anni di storia dell’impianto
londinese. Tante foto, un lungo applauso e un pizzico di emozione
hanno fatto da contorno all’operazione di chiusura, durata tra i
5 e gli 8 minuti, seguita con grande curiosità anche dalle due
giocatrici in campo in quel momento, Dinara Safina e Amelie
Mauresmo.
L’evento ieri ha segnato la storia del più importante torneo tennistico
internazionale, traslocato il 26 giugno del 1922 dalla sede di
Worple Road all’attuale Church Road, noto anche per le lunghe
pause dovute alle imprevedibili condizioni atmosferiche inglesi.
Abituarsi a un Wimbledon senza pioggia sarà difficile soprattutto
per chi ama le lunghe attese trascorse nel vicino museo o nei
negozi del villaggio, ma se ne andranno anche gli ombrellini
sugli spalti e soprattutto le noiose repliche televisive,
trasmesse per cercare di intrattenere gli spettatori più
appassionati.
La scelta del tetto non riguarda tanto i londinese che alla
pioggia sono abituati, tanto da vantare un vocabolario
invidiabile: rain, shower, drizzle, sono soltanto alcuni dei
termini utilizzati per definire le numerose sfumature che la
contraddistinguono. Molti saranno stati utilizzati nel 1922, alla
prima edizione disputata a Church Road, quando la storia racconta
che il torneo venne accompagnato dal maltempo in ogni sua
giornate di gare.
La storia è cambiata ieri, grazie alla tecnologia che ha permesso
agli organizzatori di allestire una copertura in due parti, con
apertura a fisarmonica, pronta ad essere utilizzata in caso di
necessità. Addio dunque alle più slittate al lunedì (nel 2001 la
notte portò consiglio a Goran Ivanisevic, fino al giorno prima in
svantaggio contro Tin Henman), giorno poco propizio per
l’audience dei grandi network; l’ultima sarà quella dello scorso
anno quando Rafael Nadal e Roger Federer regalarono ai
Championships 4 ore e 48 minuti di gioco (a cui vanno aggiunte
due interruzioni per maltempo) tra le più spettacolari che il
torneo ricordi.
Una cosa comunque resterà esattamente così com’è: perché nel
regno della tradizione, delle divise bianche e dell’esclusivo jet
set britannico, la pioggia continuerà aristocraticamente a
bagnare i campi secondari.
Cep
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