VARESE Amaro risveglio per i forzati dell’Autolaghi. Quelli che nelle ore di punta se ne restano sempre meno pazientemente in coda, che accumulano ritardi sul lavoro e trasportano le merci del «made in Varese» più lentamente che nel resto d’Europa. Loro s’erano addormentati con il pensiero dell’euro e venti cent versato due volte al giorno per attraversare il casello di Gallarate e si sono risvegliati forti d’una amara certezza: addio euro e 20, ora il pedaggio costa un euro e trenta centesimi. Colpa dell’articolo 15, comma 4, del decreto 78 del 2010 che prevede aumenti di un millesimo e tre millesimi di euro per chilometro percorso: quelli percorsi dai varesini non varrebbero quanto i dieci centesimi di rincaro, ma in questi casi si procede per arrotondamento (al rialzo). Ma le brutte sorprese potrebbero non fermarsi a quelle riservate agli utenti delle quattro ruote. L’ha rimarcato ieri l’assessore regionale alle Infrastrutture Raffaele Cattaneo (Pdl) a margine d’un incontro con i giornalisti per fare il punto di quattro anni alla guida della mobilità lombarda (con l’intermezzo d’una elezione da recordman in provincia) e illustrare i progetti in cantiere. Tanti (due su tutti, Pedemontana e Arcisate-Stabio) ma, tutti, potenzialmente a rischio sforbiciata. «La manovra non mi aiuta» ha ammesso, allineandosi alla battaglia del governatore Roberto Formigoni, da giorni impegnato in un braccio di ferro con il Tesoro per chiedere di ricondurre i tagli ad un principio che valorizzi la virtuosità di chi ha già dato anziché abbattersi a pioggia. Ad oggi, però,
la cose non stanno così: «Un taglio del 35% ai fondi destinati al trasporto pubblico è insostenibile» ha argomentato Cattaneo snocciolando le cifre: la manovra «salva Stato» (24,9 miliardi in tutto) brucerà 314 milioni di euro (360 nel 2012) su un totale di spesa lombarda pari a un miliardo e 500 milioni. Questi ultimi rimediati attraverso le tariffe. E riecco lo spettro aumenti: «Se volessimo recuperarli, dovremmo aumentare almeno del 60% le tariffe. Anzi, raddoppiarle, perché costi più alti ridurrebbero le utenze». Alternative? Anche peggiori: una sforbiciata pari a un terzo di tutti i servizi di trasporto pubblico locale. Senza contare che ci sono contratti in corso con le imprese: in caso di rescissione, il tar impone l’ottemperanza. E giù altri quattrini. Di qui la battaglia di Regione Lombardia «per migliorare ancora un servizio che è già più efficace, con la puntualità dei treni salita all’85% (3 convogli su quattro arrivano entro cinque minuti nelle ore di punta) e il 30 per cento di soppressioni in meno». Cattaneo ha sottoposto la questione agli assessori provinciali ai trasporti, pronti come lui a salire sulle barricate: si pensa, con le aziende del Tpl, ad una sorta di taglio-day. «Una giornata con servizi ridotti di un terzo, esattamente come accadrebbe in caso di tagli». E qui il leader formigoniano della provincia di Varese non rinuncia a metterci un po’ di pepe: «Anche gli assessori della Lega sono con noi. Anzi sono i più agguerriti». Alla faccia del Carroccio-pompiere degli ultimi giorni.
s.bartolini
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