VARESE Tre patteggiamenti, undici rinvii a giudizio e nessuna archiviazione. Il giudice Cristina Marzagalli ha dato pieno credito all’impianto accusatorio del pubblico ministero Agostino Abate e non ha concesso sconti agli imputati.Ieri nel tribunale di Varese si è celebrata l’udienza preliminare a carico di quattordici benzinai accusati di aver truffato la Regione Lombardia per una somma non inferiore ai 250 mila euro (nel periodo che va dal gennaio 2006 all’ottobre 2008). Secondo l’accusa, i gestori delle pompe utilizzavano le vecchie carte sconto in maniera fraudolenta, intascandosi la differenza tra il costo del carburante effettivamente erogato e il rimborso effettuato dal Pirellone.Secondo gli inquirenti, i gestori utilizzavano in maniera illegale una serie di carte sconto direttamente in loro possesso. Delle 67 ritrovate negli uffici degli esercenti e sequestrate nel 2008 dalla Guardia di finanza (carte a volte lasciate in buona fede da clienti abituali), 22 sarebbero state utilizzate impropriamente dai gestori; in 15 casi risultavano smarrite, due tessere erano intestate a persone decedute, altrettante erano riconducibili a persone trasferitesi in un’altra provincia o all’estero, mentre in tre casi erano collegate addirittura a veicoli già demoliti (che però continuavano ad essere riforniti di benzina).Ieri ha patteggiato quattro mesi di reclusione
e 600 euro di multa il gestore Antonio Caponigro. «Ma la nostra non è un’ammissione di colpa, precisa l’avvocato Alberto Caleffi – abbiamo solo voluto evitare la sofferenza psicologica di un lungo processo». Pene analoghe sono state concordate da Carla Macchi e Luigi Castagnola.Dà invece battaglia un altro avvocato difensore, Fabio Margarini (su posizioni simili c’è anche il collega Giancarlo Trabucchi). Che ricorda come fossero quattro i soggetti responsabili della carta sconto (ora sostituita dalla carta dei servizi): Regione e Comuni che avrebbero dovuto vigilare sul corretto utilizzo delle tessere; il cittadino che le usava; e il benzinaio che avrebbe dovuto controllare la corrispondenza tra il numero riportato sulla carta e la targa della vettura da rifornire. Ma proprio la Regione, che per l’avvocato avrebbe quantomeno una responsabilità di omesso controllo, siede invece sugli scranni della parte civile. Perché, ad esempio, le tessere correlate da auto già demolite erano ancora valide? Margarini punta l’indice anche sul cattivo funzionamento dei Pos, i cui errori avrebbero fatto registrare transazioni dubbie in teoria, ma corrette nella pratica. In benzinai alla sbarra, insomma, potrebbero sì aver sbagliato, ma in perfetta buona fede. Sarebbero mancate, quindi, sia la coscienza che la volontà di truffare.
s.bartolini
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